prima la musica, poi le parole!

prendo a prestito questo motto – che, cronologicamente, denomina: un’opera di Salieri; un film italiano di qualche anno fa; un blog anglofono devoto con competenza all’opera lirica (e che tra l’altro parla anche lui molto bene delle Nozze di Jacobs) – per segnalarvi in tempo utile i passaggi di due opere da non perdere su sky classica. Il castello del principe Barbablu (A Kekszakallù herceg vara), di Bela Bartok, con Sylvia Sass e la direzione di Georg Solti – domani alle 20,30 oppure venerdì alle 09,00; Ariane, di Bohuslav Martinu, giovedì alle 16,00.

Di Ariane ho scritto qualcosa, sommariamente, qui, ed ho ascoltato alcuni estratti nel seminario di studio che ha dato origine al post;
Su Bartok ho molte parole già annotate da spendere, ma non riuscirò a farlo prima di martedì sera (ecco il motivo del titolo). Ho avuto già modo di visionare l’opera  nel suo passaggio di domenica mattina. Occorre senz’altro dire che rispetto al mero ascolto la forma scenica rende una comprensione maggiore dell’opera e del suo (possibile) significato, non tanto per le difficoltà legate all’uso della lingua ungherese (ma il signor sky ha messo i sottotitoli italiani), bensì per l’alto carico di simbolismo che contrassegna il libretto. La regia di Szinetar marcia molto su questo, ma coglie nel segno e si muove di conserva con la colorata e lussureggiante interpretazione musicale. Barbablu costituisce per molti aspetti un unicum difficile da collocare, essendo stato scritto in un periodo (1911, inizio della stesura –  prima rappresentazione nel 1918) in cui già erano presenti le direttrici creative della musica popolare (Allegro barbaro) e della volontà di personalizzare il proprio linguaggio oltre il tardoromanticismo (primi Quartetti). Potrebbe dunque essere visto come momento di stasi o addirittura passo indietro, a maggior ragione se si considera la portata fiera e iconoclasta del capolavoro scritto l’anno successivo – Il mandarino meraviglioso (A csordatos mandarin), del 1919. In effetti, la maggioranza degli studiosi tende ad assumere un atteggiamento di sottovalutazione di quest’opera.
La bellezza intrinseca della tessitura orchestrale e vocale la percepirete, spero, col solo fatto dell’ascolto. In più – forte della mia innata tendenza alla elucubratio precox  – proverò a sottoporvi poche chiavi semantiche che la abbinano al mandarino stesso, nella ricerca di un valore da attribuire a grandezze quali l’amore, il possesso, la storia, l’individualità, il vissuto.
Buona visione (il film-opera è praticamente fuori catalogo su vhs e non ancora riversato in dvd, per cui chi lo registrasse farebbe cosa bella).

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4 Risposte

  1. OT: veramente credo che non contribuirò più a quel servizio, visto che splinder ora offre i feed gratis, sebbene limitati… però ci devo ancora pensare bene 🙂 ciao e grazie

  2. curiosissima su barbalù…

  3. barbablù, chiedo venia …

  4. dimenticavo: per chi non ce la facesse a vedere l’opera o non avesse sky classica, l’edizione discografica di riferimento è quella indicata nell’ultimo link, quello nella penultima riga in basso.

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