virgolette – articolo determinativo – virgolette

Ovvero della costante ricerca della esecuzione per antonomasia – "la" Carmen, "la" Norma…

parte prima – "L’"Otello.
Impressioni in diretta dal (ri)ascolto della versione appena uscita con Repubblica/Espresso. 1960 – Wiener Philharmoniker, Herbert von Karajan. Mario del Monaco. Renata Tebaldi. Aldo Protti.
Ho già espresso, non ricordo dove, la convinzione che per fare il migliore Otello ci vorrebbe un incantesimo che portasse ad annullare le distanze spazio-temporali e far recitare insieme Del Monaco, Freni, Valdengo; sotto la bacchetta di Herbert von Karajan.
Questa in uscita è comunque per me la migliore incisione in circolazione, perché il cast ideale è rispettato, per due quarti; e perché rispetto alle altre registrazioni, gli altri due ruoli, pur senza Freni e Valdengo, sono ricoperti con ottimi risultati.
C’è però da fare un immediato rilievo: il Karajan del 1960 non ha ancora la maturità del 1974, anno in cui incide nuovamente l’opera con Vickers, Freni e Glossop. Rispetto alla splendida, lussureggiante ma soffusa performance dei Berliner anni ’70, la presente incisione possiede la veemenza dell’estrinseco, ed una ossimorica, netta alternanza tra abbandono lirico e rabbioso – quasi pompieristico – clamore e clangore. Coerente, se si vuole al personaggio incarnato da del Monaco, il cui proverbiale piglio eroico sembra comunque non trascendere la nobiltà richiesta ad un signore di Cipro. Figura mirabilmente composita, lontana dall’indistinto ed uniforme tumulto emozionale di Ramon Vinay (con Valdengo e Toscanini); ma anche dall’algida introspezione dell’apprezzatissimo Vickers – Otello psicologico e particolare, cui però non riesco a perdonare le microimperfezioni lessicali che colpiscono proprio la cruciale dignità del personaggio che cerca di delineare. La connotazione nobile del cantare di del Monaco diminuisce e si scompone nel tarlo della gelosia coll’incedere dell’azione. Se il Karajan del 1974 si fa apprezzare di più, è grazie a lui che  la Freni vince – per meno di una incollatura, per altro – lo scontro con la grande Tebaldi, e lo fa a mio parere con la freschezza virginale del suo timbro rispetto ad una voce portentosa ma più bruna e matura. Il direttore salisburghese in questo la agevola mirabilmente dando alla trama dei violini del terzo atto una dimensione ultraterrena, impalpabile… son gusti, comunque; sto ascoltando la canzone del salice e la Renata è grande davvero, fino alle lacrime!
Ma Otello in edicola si fa preferire anche per il sorprendente Iago di Aldo Protti, chiamato all’ultimo a sostituire Ettore Bastianini in sala di incisione. Il suo timbro è sicuro ed asciutto, con solo quella punta di seriosità che non si stempera nella ambiguità leggera  e "scherzosa perfidia" propria della interpretazione di Valdengo, ancora oggi insuperabile dopo quasi sessanta anni dall’incisione RCA: ma si tratta comunque di gran prova.
In conclusione, non perdetelo.

parte seconda – "Le" Nozze di Figaro (?)
Sistemando i links mi sono piovute addosso da ogni dove le lodi delle incisioni che René Jacobs – famoso controtenore che da qualche tempo ha preso la bacchetta – ha fatto delle opere mozartiane con l’ensemble Concerto Köln – per la Harmonia Mundi France, etichetta cui è storicamente legato. Dopo il successo di critica – e il Diapason d’or – del Così fan tutte nel 1999, da qualche mese è uscito il cofanetto delle Nozze di Figaro ed ho trovato parole entusiastiche non solo nella editoriale amazon, ma anche nelle pagine di Alex Ross. Inoltre il cd ha avuto un riconoscimento da Orfeo nella rete, ha bissato il Diapason e vinto anche due Grammy Awards (yo!) nonché  il prestigioso Choc du monde de la musique, e anche nel newsgroup se ne è parlato piuttosto bene.
Tanta unanimità da così diverse direzioni non può essere che buon segno.
A quanto pare, e parlando poco a causa della inesperienza d’ascolto, c’è molta libertà nei recitativi ed una non troppo precisata aura di "nuova scuola interpretativa". Mozart viene deidealizzato in qualche modo e si respira un profondo senso di umanità passionale.
Probabilmente siamo all’inizio di un ciclo mozartiano da parte di Jacobs; devo dire che le Nozze mi interessano più delle restanti opere, dal momento che la mia versione, che è quella di Colin Davis, non mi sembra troppo all’altezza.
Il ciclo di Davis, che ha registrato in tempi diversi le sette maggiori opere di Amadé, ha per denominatore comune l’estrema e misurata eleganza del direttore d’orchestra, ma difetta di levatura solistica proprio nelle due opere più famose. Grazie soprattutto alla non felicissima presenza nei ruoli di punta di Ingvar Wixell, baritono svedese cui personalmente lego il giudizio di Stinchelli, il quale alla Barcaccia disse che "rovinava ogni cast in cui compariva"…
Così fan tutte ha invece un cast ottimo (Caballé, Baker, Ganzarolli, Gedda, van Allan),
come pure il Flauto Magico, che si avvale di Kurt Moll, Peter Schreier e Luciana Serra.
Se comprate il Figaro di Jacobs fatemi sapere. Io sono tentato.
Solo, tenete presente che su Zweitausendeins costa 25 euro (più spese, fisse, quindi conviene ordinare più merce insieme) in luogo dei 40-50 in Italia. Questo per la nota legge di Murphy italodiscografica, citata da qualcuno che non ricordo, su iamc: "quando vedi qualcosa di scontato in un negozio italiano e lo acquisti, c’è sempre un negozio estero che lo vende alla metà…".

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4 Risposte

  1. Ciao bob.
    Concordo con la tua analisi in merito a HvK e su tutto in generale.
    Una sola osservazione, dopo anni d’ascolti, posso dire con tranquillità che il”Dio mi potevi scagliar…” di Vickers è una delle cose più belle mai sentite in Otello, anzi, forse la migliore in assoluto.
    Su Del Monaco, straordinario, sono sempre più convinto di un fatto: dal vivo canta meglio, perchè smorza quella sicurezza stentorea che si permette in studio; illuminante, uno per tutti, l’ascolto comparato del suo Chenier.
    Buon fine settimana.
    P.S
    Mi sono accorto di aver detto “canta” invece di “cantava”, ma non correggo, certi artisti sono davvero immortali.

  2. caro amfortas, ho sentito spesso l’aria cui alludi. Il tratto psicologico è davvero intenso, ma non riesco ad addivenire al tuo giudizio, una certa sensazione di affaticamento (che pure può essere in tema col personaggio, in quel momento della trama) me lo impedisce. Sempre che ovviamente non ti riferisci alla versione RCA precedente, che non conosco.
    Su M.D.M. le tue osservazioni sono condivise da larga parte della critica, soprattutto per le incisioni dal vivo dirette da Alberto Erede, dove sia del Monaco che anche la Tebaldi sono ai massimi.

  3. Condivido, caro Bob, la valorizzazione di questa edizione dell’Otello. Da bass-bariton dilettante, da sempre estimatore del grande Mario, posso solo dirti che non si è più vista, dopo di lui, una simile capacità di sviluppare con altrettanta pienezza le zone basse ed i centri, senza sacrificare la limpidezza e insieme (quando occorre) la dolcezza dei registri acuti (“Già nella notte densa” è in questo senso esemplare: il finale (“Venere splende”) mette assieme, in un connubio tecnicamente e artisticamente inarrivabile, potenza, limpidezza e morbidezza…
    ciao
    ti seguo sempre
    heteronymos

  4. Pensa che il mio primo Mozart fu il “Don Giovanni” di Davis rovinato da Wixell! Meno male che il mio primo Verdi fu invece Karajan e l’Otello con Vickers. In primis ho scoperto quello che un’orchestra diretta MAGISTRALMENTE può regalare, secondo ho cominciato ad ammirare la Freni incondizionatamente. La mia ignoranza resta comunque abissale dato che non ho mai potuto ascoltare l’edizione da te suggerita (imposta! ;-)), ma mi hai fatto ritornare la voglia di riprendere in mano l’edizione che possiedo e risentirla! La cosa migliore (sopra una media già altissima) di quella edizione restano a mio avviso i Berliner.

    Di René ho ascoltato solo alcuni cd di musica antica. Adoro la sua passione e la sua musicalità anche se, hai ragione, a volte è più preoccupato a far uscire SE STESSO che l’autore e le sue intenzioni.

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