Berg renaissance

Sono molto contento quando realizzo come a partire da questo weekend, per culminare nell’evento Radu Lupu del 20 marzo prossimo, la musica di Alban Berg sia più che mai sotto i riflettori del Teatro della Pergola.
Gli Amici della Musica propongono oggi alle 16 il concerto del quartetto tedesco Artemis, che tra Mendelssohn (orchestrato da Aribert Reimann) e Beethoven annoverano in scaletta lo splendido e appassionato Quartetto per archi op.3 del compositore viennese.
Il concerto sarà ripreso da radiotre che lo proporrà non so bene se in diretta (dubito) o in altra data.
Domani invece (e ci sarò), i fenomenali quartettisti – guarda un po’ – del Quartetto Alban Berg (probabilmente la migliore formazione sulla scena oggi) ci proporranno in mezzo ad un programma schubertiano (che vedrà la partecipazione di un altro "big", il violoncellista Mario Brunello) la famosa Suite Lirica.
Lupu, invece, eseguirà la Sonata per pianoforte op.1.

Alban Berg è spesso stato oggetto di sbrigativa considerazione. Allievo di Schoenberg, segue sin dall’op. 2 il metodo seriale dodecafonico, ma con ampie deroghe, cercando spesso di aggregare il sistema intorno a rispondenze armoniche del tutto apparentate con la tonalità.
Questo rende il suo ascolto qualcosa di enigmatico ed affascinante, con oceani di tensione da cui emergono improvvisi atolli di straziante lirismo (come nel Concerto per violino o nelle due opere liriche, Wozzeck e Lulu). Ma al tempo stesso lo ha posto tra l’incudine degli anti-dodecafonici ed il martello di chi invece vedeva ogni ripensamento della "nuova musica" come una sorta di eresia.
Suggestiva la posizione in questo senso di Adorno che, alla stregua di Wagner, individuava questi "raggruppamenti di tonalità" quasi fossero leitmotiv e dava loro un significato filosofico-politico di corruzione (celebre è il "tema dell’oro" in do maggiore nella Lulu).
Molto spesso poi a sfavore di Berg ha giocato l’esser comunque "eterno allievo": la Sonata – vero capolavoro difficilissimo da interpretare a mio avviso – è ancora oggi liquidata a volte come "compito in classe".
Ma ancor più deteriore è l’atteggiamento critico di chi interpreta queste opere cercando di decifrarle più che percepire il fatto emozionale dell’ascolto. Le relazioni intervallari più importanti delle sensazioni dirette? Non credo proprio. Eppure la Suite Lirica è quasi più famosa non per la sua qualità ma per la cifratura del suo tema principale: dove A-B-H-F, cioè la-si bemolle-si naturale-fa, diventa "Alban Berg Hanna Fuchs", cioè le iniziali del compositore e della sua amante…
Occorre tornare al valore intrinseco della musica contemporanea, ricondurre a minore importanza (a parte il loro valore storico) i metasignificati: tornare ad inspirare la musica e solo in base a questo, cioè alle nostre molecole, giudicarla, cioè espirare o tossire.

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5 Risposte

  1. “Le relazioni intervallari più importanti delle sensazioni dirette?”
    Per me la critica alla musica dodecafonica, più che estetica risiede propio nei suoi presupposti, mi spiego: le varie forme imitative a “specchio”, retrogrado, inversione, retrogrado dell’inversione etc. sembrano quasi un recupero di processi imitativi ormai abbandonati ma necessari per organizzare un metodo in se non sostanziato da presupposti storici. L’equiparazione delle consonanze alle dissonanze indicata con un termine orribile (emancipazione), l’abbandono, almeno intelletualmente, di tensione e risoluzione del tonalismo, forse hanno necessitato una rigida organizzazione formale. Anche Bach usò tale forme (i polifonisti fiamminghi le usarono per la costruzione di composizioni enigmatiche) ma in composizioni in cui veniva enfatizzato l’aspetto funambolico compositivo, gioco intelletuale razionalistico, ed in ogni modo come scelta compositiva e non come base di un metodo compositivo. Se la dodecafonia abbandonasse tale organizzazione cosa rimarrebbe di essa?
    Un antidodecafonista, o meglio come si esprimeva lui, un antidodecacofonista così si
    esprimeva: “anche due gatti che procedono verso il centro di una tastiera formano moto
    contrario…” naturalmente è un paradosso, c’è differrenza tra due gatti e un grande
    compositore dodecafonico… Mi viene da pensare a Mozart, non fu un innovatore di tecniche
    compositive, le sue nuove armonie nascevano non da un processo intellettuale ma da una
    purissima sensibilità musicale. In ogni modo a me Schoenberg sta simpatico, la sua ossessiva
    richerca di trovare nuove vie e nuove estetiche, che si riflette anche nei suoi scritti teorici, me
    lo fa apparire una persona tormentata, umana, le cui richerche però, soprattuto nel tentativo di giustificare il suo metodo dalle analisi di composizioni come Bach, Beethoven e Wagner,
    hanno seguito indirizzi errati. Chiudo riportando a memoria uno scritto di Guido Pannain,
    critico e storico della musica ormai in disuso, ma (anche non condividendolo) di indubbie
    capacità suggestive: “Arnol Schoenberg musicista tormentato e tormentatore pretese troppo
    dal prossimo suo quando lo condannò ad ascoltare le sue tormentate composizioni, ma
    pretese troppo anche da se medesimo quando si condannò alla fatica di Sisifo nel vano sforzo
    di sollevare la sua frusta personalità romantica, al massimo sforzo riesce una personalità
    negativa (…) forse anche noi avremmo amato tale musica se non avessimo vissuto la tragedia
    della guerra (…)
    ciao

  2. rimarrebbe l’atonalità, che peraltro ha dato anche buoni risultati (penso al pianoforte di Schoenberg o allo stesso Pierrot Lunaire). Forse il carattere deteriore della dodecafonia sta proprio nel volersi dare un’organizzazione a tutti i costi.
    Berg ripeto ha concepito le sue serie (cfr. quella del concerto per violino) in maniera aggregata rispetto ad una tonalità, quindi ha cercato spesso di operare una sintesi compositiva.

  3. Le mie conoscenze musicali solo un po’ settarie non conosco Berg, grave! Ma penso che il Pierrot Lunaire rappresenti una delle prime forme di espressionismo musicale, daltronde anche Strawinshy usò mi pare verso l’ultimo periodo la tecnica dodecacafonica. Criticare esteticamente partendo da dati tecnici compositivi non è ammissibile, anche la musica deve essere “libera”. Penso però che sia legittima la critica laddove, la dodecafonia, cerca una giustificazione teorica e dei presupposti compositivi. Da qui nasce quella deviazione critica di cui parlavi che si sofferma sull’aspetto costruttivo e non sull’ascolto.
    ciao

  4. ma sai che mi sto avvicinando pian pianino alla classica…per ora mi aiuta emule…grazie ai tuoi consigli…tra un po sta a vedere che ne possiamo anche parlare,…eh eh
    armando

  5. Aless: devi assolutamente, da violoncellista appassionato, dotarti dell’opera di Berg per quartetto, cioè l’op.3 e la Suite Lirica….
    Armando: felicissimo per il tuo avvicinamento, converseremo a iosa.

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