ite, missa est

in effetti ci hanno mandato via senza neppure un bis, nonostante le tre chiamate sul palco da parte di un pubblico, quello del Comunale, tra i più agguerriti sostenitori di Muti, vista la sua lunga militanza fiorentina. E questo mi ha un po’ disturbato – miracolato da un’influenza che è arrivata violenta, è ritornata e magicamente se ne è andata poche ore prima della performance, mi aspettavo una copiosa sequela di bis ter quater etc…

La messa solenne in re minore "per il principe Estherazy", lo dico subito, non mi è parsa all’altezza dei Requiem di Cherubini (che sto ascoltando). E’ un’opera assemblata con molto mestiere, soprattutto nell’iniziale Kyrie, ma che spesso si perde nel coacervo delle diverse forme, senza che all’abilità di concertazione corrisponda freschezza inventiva; sembra quasi un "catalogo delle capacità compositive del signor Cherubini Luigi". Se il sacro musicale è in qualche modo emblematico della spiritualità personale, essa rappresenta una sorta di gigantesco Credo, una professione di fede piuttosto che un accorato appello alla propria salvezza. Fanno però eccezione il Sanctus ed il Benedictus, che esplorano le lande rarefatte dell’intimismo con esiti che definirei i migliori della serata, insieme – per opposti motivi – alla tempestosa e perentoria magniloquenza del coro nelle sezioni del Gloria.

Riccardo Muti, il maggiore specialista cherubiniano, è perfettamente consapevole del tallone d’Achille di questa partitura: quello che – parafrasando l’improvvido e famoso "troppe note!" rivolto a Mozart – potremmo definire "troppi modi" o "troppi effetti". Intelligentemente, la sua direzione punta non all’impossibile compito di ridurre ad un denominatore comune questa sovrabbondanza retorica, ma a disvelarcela appieno, per ossimori. Peraltro, la tradizionale veemenza interpretativa del direttore napoletano si è vista soppiantare da un’estrema misura e consapevolezza, che ha reso possibile il dispiegarsi delle sezioni più coinvolgenti ed interiori di cui parlavo, in cui il "morendo" è stato reso dall’orchestra con grande efficacia ed emozionalità. Purtroppo a carico degli strumentisti rimane l’artefazione acustica del teatro e del suo impianto di amplificazione che mi dà sempre e comunque un retrogusto di sofisticazione sonora.
Eccezionalmente concertato il Coro, indubbiamente il protagonista della serata. Un plauso dunque al direttore M° Piero Monti.
Omogeneo il cast vocale, col soprano Ruth Ziesak un’incollatura avanti agli altri solisti per cristallinità espositiva.

Il cd della Messa diretta da Muti è disponibile nel catalogo EMI

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Una Risposta

  1. avevo bisogno di essere eruditodopo mesi di assenza fatta di assenzio!!! un abbraccio

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