un viatico

 il secondo ciclo beethoveniano, di fine millennio, interpretato da Claudio Abbado inizia a proporsi alle mie orecchie col cd della settima e della ottava.
Quelle che seguono sono poche note successive ad un ascolto raffazzonato alle casse del pc! Ma voglio cogliere per quanto possibile la immediatezza delle mie impressioni.

L’utilizzo di una nuova edizione critica delle sinfonie (Jonathan del Mar, pubbl. Bärenreiter) è il pretesto per conferire a questa integrale il valore aggiunto di eliminare molte "incrostazioni" dovute alla prassi esecutiva. Dal canto suo, l’organico utilizzato varia significativamente in base alla sinfonia interpretata, quasi (con l’eccezione di prima e sesta) avvalorando quel mio azzardo classificatorio tra sinfonie dispari e pari di LvB. Infatti le dispari eccetto la prima hanno una maggior consistenza orchestrale, le pari eccetto la pastorale annoverano un’orchestra quasi cameristica.
Giuro che quando scrivevo, l’altra volta, non lo sapevo!
Tornando al punto, non ho ovviamente l’estrema competenza per illustrarvi nel dettaglio tissutale questo lavoro di restauro – osservo solo con un certo stupore – in quest’ottica di ripulitura – la sopravvivenza dei "da capo" (esempio primo movimento dell’ottava) che a mio avviso può essere filologico ma pur sempre orpello è: e le scelte del primo Karajan in Mozart o dello stesso Mitropoulos di cui parlammo confermano che non si tratta di una sensazione isolata.

Veniamo, come più mi compete, alle sensazioni del puro ascolto.
Si tratta di interpretazioni fortemente vitali, che esprimono connotati di forte energia e di ruvidezza. L’orchestra dei Berliner è quanto di meglio si possa avere, e lo dimostra appieno conferendo a queste visioni per certi aspetti debordanti di forza la padronanza necessaria a non andare sopra le righe.
La settima sinfonia riceve una lettura coerente con quella "apoteosi della danza" che Wagner ci vide. Già la introduzione (poco sostenuto) contiene tutti gli elementi del vivace successivo. Siamo lontani dalle lande introspettive (semi di morte nella gioia sfrenata) di un Furtwängler – che invece compiva un iter diametralmente opposto – o dalla felicità formale (in tutti i sensi che si vogliono dare al termine) di Carlos Kleiber.
Potremmo definirla una lettura primordiale, e ci resta l’arduo compito di giudicare il sottile confine tra energia e fretta, tra vitalità e trascuratezza.
Va tenuta in buona considerazione anche l’ottava sinfonia, che sicuramente recepisce molto della lezione di Arturo Toscanini, con il valore aggiunto della assai più elevata qualità orchestrale dei Berliner rispetto alla NBC Symphony. A ben vedere però le due letture hanno ancora un distinguo.
Toscanini risolve il "dubbio di collocazione" dell’ottava disimpegnandola senza troppo indugio, creando così una iato profondo con le contigue settima e nona, ma è lo stesso in grado di recuperare, nel primo movimento, una matrice autenticamente anticipatoria, "brahmsiana" in alcuni passaggi chiave (per esempio le corrusche figure di collegamento nella esposizione, che ci rimandano quasi letteralmente alla Quarta di Brahms).
Questo aspetto manca curiosamente in Abbado, peraltro molto convincente nel colorare questa sinfonia, per quanto possibile, delle stesse tinte della quinta.

In sintesi da queste due sinfonie "abbadiane" risulta una estrema coerenza in chiave sistematica, cioè di sviluppo logico dell’intero pensiero musicale beethoveniano, ma forse qualche pecca in chiave di indagine interna profonda.
Tutto l’ascolto sembra comunque costituire un ponte verso la Nona sinfonia, un vettore che si sviluppa sin dalle origini della scrittura sinfonica per portare alla immensa opus 125. Detto che l’ottava può forse, più della settima, essere annoverata tra le interpretazioni di riferimento aspetto il nostro al varco della Corale.

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4 Risposte

  1. Chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalle note e dalle tue parole …
    Esperienza sublime.
    Soprattutto dopo il gol di Montella! 😛
    Molti baci dalla tua “devota”.

    ps
    Perdonerai il mio riportarti tra noi comuni mortali …

  2. Ti leggo con estremo interesse, Bob, o meglio, ti studio.
    I Berliner sono un complesso orchestrale straordinario, a memoria non me li ricordo MAI deludenti, a prescindere da chi sta sul podio.
    In merito al “Ballo” triestino, è stata tirata in ballo anche “La piccola bottega degli orrori” con la sua pianta mangiauomini.
    Domanda retorica:uno spettacolo che evoca negli spettatori queste considerazioni, che spaziano da Gollum a Riff-Raff, dalla suddetta bottega al Rocky Horror e a Thriller, può definirsi uno spettacolo riuscito?
    Ciao e buona giornata.

  3. grazie ad entrambi. Carissima, qui da oggi c’è Zoff che sicuramente porterà una ventata di allegria!!! 😀
    sulle scenografie il mio giudizio è complesso, caro amfortas, di solito tendo a ravvisare anche nella innovatività della scenografia e della regia una inversa proporzionalità coi quattrini a disposizione. Insomma molto spesso si “innova” solo perché mancano i fondi, non perché ci siano concrete idee innovatrici.
    Poi ci sono eccezioni “extralusso” in cui il senso è così forte e concordante con l’opera da suscitare il plauso incondizionato, ma io per ora non ho mai avuto la fortuna di assistervi. Anzi ne ricordo una sola: la Theodora di Handel con regia di Peter Sellars, su cui ho scritto qualcosa. C’è solo in vhs e occasionalmente su sky.
    Qui la forza intuitiva del rapportare la persecuzione dei cristiani da parte dell’Impero romano alla “guerra preventiva” a stelle e strisce è assoluta e perentoria, e giustifica pienamente un allestimento “fauve”.
    Per il resto non possiamo non dirci zeffirelliani, o meglio viscontiani dopo la splendida esperienza del don carlo.

  4. molto spesso le mie poesie finiscono con versi didascalici che stonano un po’ con l’insieme. Oppure può accadere il contrario, che si riprendano in chiusura dopo un avvio così così. Ne sono consapevole, ma l’unico intervento che mi riesce è di tagliare, talvolta, alcune parti. Altrimenti lascio tutto com’è. grazie per il commento.
    ps hai visto la neve? teresa

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