ninna nanna dell’arte senza tempo

 era un bel po’ che non rimanevo colpito da una cinematografia in cui la bellezza immediata fosse affiancata da una indubbia ambizione.
Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi è un film imperdibile, in cui una massiccia dose di fascino e suggestioni sorregge la volontà di rappresentare qualcosa di poco rappresentabile. Come ben sottolineato dal critico del Corsera ai tempi della sua uscita, quest’opera forma, col precedente Il mestiere delle armi (piaciuto lievemente meno), un dittico finalizzato ad "indagare" terre di imperscrutabilità, legate forse ad un concetto di Grazia, ed al suo momento dialettico, simile all’incessante onda del mare: Grazia che viene tolta al capitano di ventura nel fiore degli anni e del successo; Grazia che viene concessa – con la sublime leggerezza di uno sciame d’aquiloni – alla ribelle contro l’Imperatore – figlio di Dio. In entrambi i casi senza poter trovare né voler cercare una spiegazione, quindi con l’indagine che non è mai scavo della parola (rarefatta), del logos, ma diventa prendere atto di quello che possiamo sensisticamente cogliere… una comoedia humana di personaggi loschi o stancamente coscienti della loro prosaicità (bella l’operazione similTarantiniana di recupero di un convincente Bud Spencer), l’Eroe/Eroina come protagonista di un "luogo di nobiltà e di avventura" distaccato dalla folla, un Ente superiore che riporta alle parole del ventunesimo canto del Paradiso sulla impenetrabilità del concetto di predestinazione dell’uomo.
In questa tabula rasa della razionalità, campeggia il lavoro di Olmi, che strizza l’occhio a Greenaway incanalando su più piani e su diverse spazialità la narrazione; e colpisce con una sensualità copiosa ma mai scontata né dozzinale di colori costumi ed immagini, una raffinatezza senza pari.
Anche le scelte musicali sono coraggiose e felici: caratterizzate da un marcato anacronismo e quasi sempre da un senso onirico che indubbiamente spostano ancora di più il discorso sull’universalità e sulla meta-razionalità dei temi trattati. E’ sogno di una notte di sabba il tema del Dies Irae tratto dalla Sinfonia Fantastica (di Berlioz vengono utilizzati anche i Tristia, op.18); e avventura fiabesca quella de L’Enfant et les sortileges di Ravel; infine la splendida Berceuse (ninna nanna) che si aggancia al Finale appena accennato de L’Uccello di fuoco di Stravinskij, segue gli accadimenti che preludono alla catarsi conclusiva. In più, oltre alle musiche tradizionali cinesi, c’è anche un bel brano composto ad hoc per i titoli di coda da Fabio Vacchi, compositore tra i più accreditati della nouvelle-vague contemporanea italiana.

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2 Risposte

  1. anche a me piacque molto quando lo vidi. T.

  2. Ecco, ero venuta qui apposta per dirti il titolo del film 😛 (cellulare *molto* in sciopero negli ultimi giorni, spero non stia per tirare il calzino). E ti dirò che a me questo film non ha entusiasmato.. probabilmente non era il momento adatto per vederlo (quando lo vidi, dico :P)

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