cromosomi

La prima sinfonia di LvB eseguita dalla NY Philharmonic diretta da Dimitri Mitropoulos il lontano 25 novembre 1951 è senza dubbio un capolavoro interpretativo. La non ottimale qualità d’ascolto (mono, live) non impedisce infatti di rimanere strabiliati di fronte al caleidoscopio ritmico e dinamico estratto quasi ex novo da un’opera considerata solitamente giovanile, immatura, indeterminata nello stile compositivo. Ascoltando il primo movimento si comprende appieno la frase del critico Eduardo Rescigno citata nel libretto: nell’aderire allo stilema Haydniano, c’è tuttavia "qualcosa di assolutamente nuovo ed è la diversa funzione che in questo discorso orchestrale assume il ritmo. Un ritmo sempre definito e scattante che sembra voler costringere le musica entro le sue leggi implacabili".
Ma il ritmo – con una apparente tautologia – assume nobiltà in maniera dinamica, cioè attraverso non una costanza ma una serie di variazioni. La nobiltà della interpretazione di Mitropulos accentua quasi selvaggiamente la rapidità dei movimenti estremi, oltretutto eliminando il da capo nell’Allegro molto vivace conclusivo (il che si traduce in poco più di quattro minuti contro gli usuali sei-sei e mezzo); ma lo fa smussando mirabilmente gli angoli, con una dolce e quasi colorata sfumatezza nei passaggi, e rallentamenti onirici.
Ne fuoriesce una prima di marcatissima personalità, che fa apparire in sé superato l’usuale commento per cui in essa si intravede lo stile Beethoveniano. Esso è già presente in termini assoluti, e certi accenti, senza averne ancora la padronanza nello sviluppo, richiamano (in maniera quasi subliminale) il culmine trionfalistico della nona!
Ci si può domandare se questa interpretazione, tutta tesa ad estrapolare il DNA di Beethoven facendolo emergere dal brodo primordiale della storia musicale, sia filologicamente corretta, stante la giovane età del trentenne Ludwig (siamo nel 1799-1800) e quindi la sua vicinanza anche emozionale al maestro Haydn. Certamente è una delle più emozionanti e per ora la mia preferita.

Ho ascoltato in rapida successione l’incipit della prima di Karajan (EMI, studio, 1954). Pur nella sua vitalità, assume, comparata con Mitropulos, un retrogusto quasi ieratico…
devo ancora riascoltare in profondità, oltre ad essa, Karajan anni ’80, Furtwangler, due versioni di Muti, Bernstein, Toscanini, Kleiber padre, e mi pare Mravinskij.

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5 Risposte

  1. Non ho la tua preparazione nè la tua scelta; delle interpretazioni che possiedo, adoro Karajan anni ’80 e trovo geniale in alcune intuizioni Bernstein.
    Ma non è proprio il mio campo 🙂
    Ciao bob.

  2. Ma come stai! Non ti becco più….un baciotto eh….Bea Cacao

  3. delizioso e molto utile leggerti; bacio, g.

  4. amfortas: anche Bernstein sta conquistandosi un posto d’onore con una sua interpretazione della Pastorale. Il karajan anni ’80 (quello digitale, intendi?) è normalmente visto come più “scafato” di quello precedente, ma comunque si lascia ascoltare eccome.
    Bea: mancanza di tempo…. GG: gentilissima come sempre 🙂

  5. Sì bob, intendo quel Karajan, ma conosco anche quello precedente che so molti considerano, nelle sinfonie di B. insuperabile.

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