l’eclettismo come grandezza

Mi trovo finalmente a riassumere le mie impressioni sulla giornata di giovedì scorso, dedicata al compositore ceco Bohuslav Martinu con una conferenza ed un concerto.
La conferenza del Maestro Ales Brezina, direttore dell’Istituto Martinu di Praga, ha avuto il pregio di sussumere l’intera parabola esistenziale e creativa di questo compositore. Il successivo concerto ci ha presentato alcune delle più importanti composizioni cameristiche di Martinu, assieme ad un lavoro di Albert Roussel, che rappresentò il colpo di fulmine artistico per il ceco, ed il cui ascolto segnò una direttrice del suo futuro stile.

Quali sono gli elementi formanti dello stile di Martinu??

autoapprendimento ed asistematicità – sospinto ed incitato verso una carriera solistica, Martinu rifugge gli inquadramenti del conservatorio e lo studio del singolo strumento in favore della composizione; viene bocciato dopo un biennio causa “indisciplina”. Da quel momento in poi impara componendo, apprendendo da se stesso e dalle personali scoperte, autoalimentando la sua tecnica con le proprie partiture.
nomadismo ed eclettismo – Viaggia. Prima con gli orchestrali per intuizione del più grande direttore ceco, Vaclav Talich (che, con lungimiranza, voleva sempre un compositore nell’orchestra, onde favorire l’osmosi tra creazione e tecnica di esecuzione); poi per il colpo di fulmine rousseliano di cui parlavo sopra, che lo porta a Parigi. Sarà poi solo brevemente in patria, approdando negli USA. Dopo il conflitto mondiale, si allontanerà tanto dagli Stati Uniti dominati dal clima di guerra fredda quanto dalla Patria pervasa dall’ottusa burocrazia comunista: dimorerà in Italia Francia e soprattutto in Svizzera, ove morirà nel 1959. Tutto questo peregrinare, sospinto anche dalla fervida volontà di imparare, farà di lui un compositore camaleontico, impossibile da inquadrare e soprattutto attento ad assimilare ogni istanza (popolare o meno) nei propri schemi, a digerirla ed a fonderla in un vero e proprio melting pot.


Questa auto ed etero generazione di materiale musicale sfocia in un processo produttivo con pochi eguali nella storia del 900 – Martinu scrive più di 400 opere, anche se circa 150 presentano un livello qualitativo minore stando un gradino più in basso nella scala del mastering compositivo.

Gli estratti musicali in conferenza hanno dato una idea soprattutto del Martinu sinfonista ed operista.
La revue de cuisine (1927) è una composizione del primo periodo Parigino (approda sulle rive della Senna nell’ottobre 1923). Opera “iconoclasta col sorriso”, pienamente in spirito Satie e soprattutto coerente con le tematiche ed i programmi anti-monumentali del Gruppo dei Sei, di cui Martinu sarà sempre considerato un elemento di pari dignità, una sorta di D’Artagnan ceco. La suite narra la vicenda di alcuni utensili animati e sentimentalmente in competizione – il tango della pentola abbandonata irride il Bolero di Ravel come feticcio della grandeur musicale da abbattere; se nelle primissime battute si scorgono echi dell’incipit della Prima sinfonia di Mahler, linguaggio e valenza sono compiutamente influenzate da Stravinskij, segnatamente dell’Histoire du soldat: humoreske, accenti ritmici ostinati – con in più quella matrice che a mio parere è uno dei maggiori elementi di interesse verso questo compositore: la grande maestria nel trattare il singolo strumento, che già qui si aggiunge e si dispiega distintamente pur se in rapporto all’insieme.
Coi Tre ricercari (1938, composti per la Biennale di Venezia) Martinu riprende soprattutto il senso lato (e non acrostico come nell’Offerta musicale di Bach) della parola ricercar, intesa atecnicamente come sperimentazione e non come rigorosa fuga; rimane comunque, nel primo dei tre, un innervamento fugato dell’impianto. Si conferma la grande passione di Martinu per la “musica da camera in veste orchestrale”.
Alla commissione di Paul Sacher e della sua orchestra d’archi (cui bisognerebbe erigere un monumento al merito, ricordando anche i capolavori di Bartok, Divertimento per archi e Musica per archi percussioni e celesta, anche essi commissionati da Sacher) dobbiamo lo splendido Doppio concerto per due orchestre d’archi pianoforte e timpani (1938) – pagina in grado di reggere il confronto coi capolavori del primo novecento, e segnatamente con la sopra citata musica bartokiana, in cui si sente quasi fisicamente, in un clima talvolta intimo talvolta espressionista, ma sempre lacerante, l’incombere del conflitto.
Il periodo americano inizia nel 1941 ed è dominato dalle sinfonie, dal marcato gusto “internazionale” – quasi una sorta di adesione per cavalleria al costume musicale dei propri ospiti – e caratterizzate dalla esasperazione del cromatismo. La Prima sinfonia fu commissionata da Serge Koussevitskij con la Boston Symphony, la Quarta sinfonia invece fu scritta in occasione dello sbarco in Normandia.
Dell’ultima fase della parabola artistica e terrena di Martinu, quella europea, oltre a citare l’opera Passione Greca, abbiamo ascoltato frammenti audio-video di Mirandolina (in italiano! sul testo della Locandiera) e Ariadne. La prima oltre a stupire per la padronanza della parola italiana e del suo spirito, muove a simpatia per le buffe caratterizzazioni; la seconda, composta sul registro di voce della Callas e concepita come espresso omaggio alla vocalità madrigalistica monteverdiana, lascia semplicemente sbalorditi ed incantati per la tessitura cristallina.

Veniamo alle note matiteggiate a fianco del concerto cameristico, che ha visto sul palcoscenico tre affiatati e solidi interpreti, Leonora Baldelli (pianoforte), Valeria Brunelli (violoncello) e Paolo Zampini (flauto).
Il concerto, come dicevo, proponeva quattro composizioni di Martinu e una di Roussel (Joueurs de Flute) sulla quale non mi soffermo per non perdere il filo della trattazione monografica: una partitura equilibrata, misurata, che fa comprendere ciò che Martinu vedeva nei francesi, ma si tratta pur sempre di una base cui il compositore ha aggiunto molto di suo.
Dei brani proposti, ho riscontrato il maggiore interesse nella iniziale Sonata per flauto e pianoforte – composizione datata 1945 che oltre ad essere di alto livello qualitativo sussume molte delle tematiche caratteriali di Martinu.
Oltre alla ricercata contrapposizione tensiva – quasi ciclotimica – tra andamento piano e convulso, ve ne ritroviamo una più profonda tra i due strumenti, antagonisti che competono in un gioco al rilancio – vinto, anche per il piglio molto energico della Baldelli la cui interpretazione asseconda queste impressioni di scrittura, dal pianoforte, vera mantide religiosa che porta il flauto su brevi consonanze per poi divorarlo in passaggi a volte anche sperimentali. Almeno nel primo movimento ed in parte dei due successivi, si ha la sensazione che la mano destra spesso voglia spingersi oltre il confine della tastiera, oltre le possibilità dello strumento… questo senso di non finito è manieristicamente parlando un limite, forse l’unico, della Sonata; ma al tempo stesso la rende più viva e vitale di molte pagine più elaborate, quali per esempio gli stessi Trio per flauto violoncello e pianoforte (pur ben eseguito dai tre solisti) e Scherzo per flauto e pianoforte.
Altra pagina importante è il ciclo di danze “Borova” per pianoforte solo. Questa pagina permette di rispondere e di “comprendere” (volutamente virgolettato) quello che per anni fu – credo, avendone parlato anche con Brezina dopo la conferenza – il maggiore fattore di ostracismo nei confronti della musica di Martinu, quello che ce lo rende ancora così poco conosciuto, anche in rapporto a suoi connazionali quali Leos Janacek, il quale vive un’intensa stagione discografica.
Nel secondo novecento, verosimilmente, si rigettava la musica di Martinu per due motivi principali: l’impianto tonale e la assenza di interesse per i temi popolari e nazionali, in rapporto ad esempio a Janacek (e Dvorak; in area Carpazi – Bartok, Kodaly) che ne facevano una bandiera sempre al vento.
Mentre la prima circostanza è vera ma il giudizio negativo è smentito dalla ultimissima storia della musica, che ci mostra frequenti tendenze tonali nei nuovi compositori, la seconda è assolutamente un preconcetto.
Ascoltando questo ciclo di danze ne abbiamo la riprova: si tratta di un progetto del tutto accostabile alle Danze popolari rumene di Bartok. Il soggetto popolare si evince anche dal titolo, che fa riferimento al villaggio d’origine del padrino di Martinu, che per primo lo portò a conoscenza di canzoni ed inni tradizionali. Anche il contenuto è in linea: echi dell’Allegro barbaro e del Primo concerto per pianoforte di Bartok sono qua e là presenti, persino – nel secondo brano – l’inizio della Sesta sonata per pianoforte di Prokofiev.
Martinu propone e profonde la sua terra nelle proprie composizioni, non solo in Borova. I suoi “limiti”, che sono limiti non suoi, ma di chi lo ha ostracizzato, stanno nel fatto (e corrispettivamente nel non avere compreso il fatto) che la tradizione è da lui trattata non come un valore superiore, un’intoccabile ipostasi plotiniana, ma come una parte del tutto, suscettibile di essere ricercata – per usare il termine di cui sopra – indagata, trasformata, assimilata, plasmata come creta.
Allo stesso modo – rispetto allo stesso Bartok, ad esempio – l’aver lavorato sempre sulle modalità cromatiche, anziché, più catteristicamente, su modi dorici, lidi etc. può essere stato (azzardo) un fattore di minor percezione professorale del suo interesse verso la tradizione popolare.

Queste considerazioni valgono anche come giudizio di chiusura: siamo di fronte ad un grande compositore, troppo poco conosciuto rispetto alla sua qualità musicale, oggetto di forti pregiudizi per il suo eclettismo e per la apparente mancata adesione alle tendenze.
Occorre riscoprirlo e dargli il giusto peso.

[Ringrazio il M° Brezina per la sua disponibilità e per l’omaggio che gentilmente mi ha fatto; ringrazio sentitamente anche la Dr. Michaela Zackova Rossi, Presidente di ARCA.
Moltissime risorse su Martinu nel sito ufficiale dell’Istituto. I primi giorni di dicembre è in programma il Festival Martinu a Praga].

































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