secondo pronostico

Torno a casa – dopo lungo rimandare – con lo scalpo di Les Choristes. Film – come da recensioni – assolutamente da vedere, di una misura ed equilibrio emozionale non comuni, in particolare nelle pellicole dichiaratamente di buoni sentimenti.  Non fa emozionare vistosamente ma suggerisce l’emozione, l’accenna proprio come un maestro concertatore di sorrisi e timide lacrime.
Incondizionatamente bravi i giovani coristi, fino a render assai poco verosimile il sorgere di tale tecnica canora in pochi mesi; per le musiche originali di Coulais vale lo stesso discorso di delicatezza fatto per il film – il tema principale si prestava a venir più “sviolinato” ed invece mantiene – con tanto maggior significanza – un soffondimento dei toni che non sono mai sul rosso. Verrebbe da ricordare come “Claude de France” Debussy abbia bene impresso nei suoi più avveduti connazionali come una grande opera si stagli come tale senza mai o quasi mai far ricorso ai fortissimo
La cosa più curiosa è la circostanza per cui gli ultimi due film che ho visto, questo e La mala educacion, annoverano entrambi un Kyrie per coro giovanile composto ad hoc per ciascun film; di questo appena ascoltato avvince la spiccata polifonia, fino quasi ad essere frammentazione.





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