un Artista progettuale

copincollo da La Stampa di ieri (indirizzo provvisorio, grazie a Jenner di IAMC). Quest’intervista viene a fagiolo perché proprio di Stockhausen si parlava in termini di rappresentatività dell’artista nell’opera.

INCONTRO CON KARLHEINZ STOCKHAUSEN, 76 ANNI E TANTI PROGETTI
«Chi ascolta la mia musica
diventa un’altra persona»
Il maestro di «Licht» si racconta durante un breve tour italiano. Ricorda la brusca fine della collaborazione con la Scala
«Mi spiace per loro»


15 Novembre 2004

di Sandro Cappelletto


MODENA. «La mia musica cambia meno di chi l’ascolta. Nessuno potrà dire di essere la stessa persona dopo averla ascoltata». Vestito soltanto di bianco, candidi i capelli, trasparenti gli occhiali, serena la voce, scienziato e profeta, artista rivoluzionario e affabulatore dolcissimo, Karlheinz Stockhausen è stato ospite per una settimana dei teatri di Bologna, Modena e Reggio Emilia, impegnati in una saggia politica di collaborazione, e di Angelica Festival. Il compositore ha tenuto concerti, raccontato la sua musica, risposto alle domande del pubblico.

A 76 anni, il futuro possibile gli appare ancora lunghissimo; finalmente terminato il ciclo di sette opere, una per ogni giorno, che formano «Licht» (luce), pensa al prossimo: «Klang», suono. «Licht» copriva l’arco della settimana, «Klang» scandirà le ventiquattro ore del giorno: «La prima ora sarà eseguita al Duomo di Milano il 5-5-2005. Bisogna tenere conto delle date, dei cicli della natura».

Un personaggio di «Licht» è Lucifero. Il male esiste? «L’undici settembre a New York è stato un capolavoro di Lucifero. Quando l’ho detto, un giornalista ha riferito “un capolavoro” e basta. Mi hanno attaccato, criticato, ma io non ho niente a che fare con chi vuole distruggere il mondo. In “Licht” ci sono molti momenti in cui Lucifero distrugge: esiste e non ama l’uomo». Lei ha conosciuto, da ragazzo, la distruzione della Germania. Che cosa ricorda? «Gli aerei passavano ogni giorno sopra la mia città. Avevo sedici anni e dicevo: questa è una musica speciale. La guerra ha molto influenzato le scelte dei timbri, dei colori della mia musica». Un signore domanda se esiste un ascoltatore tipo: «Non esiste, ogni persona è unica. Non ho mai trovato due persone che ascoltano allo stesso modo, e non parlo solo delle mie opere».

Il maestro lascia totale libertà di posizione, di attitudine durante i trentacinque minuti di «Kontakte», lavoro elettronico scritto nel 1960, e che oggi appare bellissimo per quell’epoca, molto semplice rispetto all’evoluzione avuta in seguito da questo particolare modo di scrittura. «Si possono chiudere gli occhi, ci si può sdraiare, stare in silenzio seduti o camminando». Lui è in platea, governa lui stesso, al mixer, la regia acustica dell’ascolto. Gli altoparlanti sono disposti nei palchi, il Comunale di Modena è al buio, totalmente: «Ho lasciato solo una piccola luna luminosa in alto, in fondo al palcoscenico, per chi ha paura del nero. Bisogna inseguire le traiettorie del suono, sentire come percorre le regioni dello spazio: orizzontale, verticale, circolare. La velocità, la direzione dei suoni, le modulazioni dell’anima che nascono. L’ascolto in casa non è certo l’ideale per la mia musica, bisogna trovare i grandi spazi adatti».

Parla in italiano, dice di andare a far musica solo dove ha degli amici; qui, ne trova sempre tanti; non ha invece piacere di ricordare la fine della collaborazione con la Scala, dove al termine degli anni Ottanta si è interrotto il progetto di rappresentazione in prima assoluta delle opere che, via via, formavano il ciclo della Luce: «Il sovrintendente Badini si era impegnato, ho ancora le lettere. Chi è venuto dopo ha lasciato cadere». Lo racconta senza rancore, pacificato: peccato per la Scala, sembra dire allargando le braccia.

I giovani compositori presenti sono interessati a capire come funziona l’etichetta Stockhausen-Verlag: il maestro, deluso dagli editori, si è messo in proprio. Scrive, stampa, vende, affitta le sue partiture, i dischi. Coinvolge in questo lavoro di diffusione della propria arte tutta la famiglia: gli piace presentarsi come un artigiano che fa da sé, però con sito internet.Racconta di profumi che devono accompagnare l’ascolto di alcune opere più recenti, in un forte coinvolgimento sensoriale del pubblico. Come il cosmo, come la vita, anche la sua musica nasce da un «nucleo, una superformula che ho ricavato da una precedente formula e dalla quale si può sviluppare un intero mondo di suoni e di esperienze».



























Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...