rimproveri visivi

Oltre a linkarmi un’approfondita scheda dello spettacolo appena visto, utile massimamente per chi è in dubbio sul Teatro India a dicembre prossimo, Tracciamenti – spero benevolmente – mi rimprovera per la mia sopravvenuta monomania luziana, e mi esorta almeno a dare la giusta attenzione al Simone Martini “autentico”, cioè ai suoi capolavori figurativi.
Non sa che la sua Annunciazione, all’interno del polittico conservato agli Uffizi, è stata oggetto di mia ammirazione a più riprese – a cominciare dal ricordo di quando portai la Sala 15 all’esame di terza media. Ovviamente mi soffermavo anche sui lavori delle sale precedenti.
Questa pittura è emozionalmente complessa. La spazialità emotiva è espressa dal ritrarsi della Vergine Maria. Ma l’espressività del volto è già protesa verso l’assimilazione dell’emozione in un contesto superiore, fatale ed ultraterreno. Le fessure degli occhi sono già consapevoli della portata della missione, e contengono l’ecce ancilla domini.
Emozione e sua sublimazione.
La cosa che da sempre mi colpisce di più è proprio l’eternarsi della parola sullo sfondo dorato. Essa acquista una sua dignità figurativa nel farsi Vangelo, e segna il movimento dell’opera dall’eternità già in sé della creatura angelica, a quella rivelata di cui è investita Maria.

Per quanto concerne le altre vette martiniane (Siena, Louvre, Assisi etc.), dovrò ripassare un poco.









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