sinestesie autorevoli

Stefano Verdino, curatore del Meridiano dedicato a Luzi, ha moderato il dibattito per le celebrazioni in Palazzo Vecchio ed ha detto a mio parere molte tra le cose più suggestive.
La più interessante è stata l’avvicinamento della poetica luziana alla musica di Vincenzo Bellini. E ciò “per il suo immediato cromatismo”, sulla scorta dell’incipit di una delle prime poesie, Serenata di Piazza D’Azeglio: Il fantasioso viale / voga nella sua nuvola verde…

Pur nelle diverse fasi creative del Poeta, non ritengo azzeccato questo avvicinamento. Ho una idea della poetica di Luzi giocata sulla lunghezza, sull’essere la sua poesia come un’onda, che trova la sua forza nel suo tutto piuttosto che nelle sue particelle elementari.
Invece la musica di Bellini avvince immediatamente già nel microcosmo di poche battute, nella purezza dei suoi temi, e la durata delle sue arie mantiene l’incanto iniziale, ma non vi aggiunge niente.
Luzi ha bisogno di svolgersi e svilupparsi, di spazio e di tempo, di cantarsi con lentezza.
In questo senso ritengo più consono avvicinarlo ad un compositore estone contemporaneo che ne condivide molti tratti. Semplicità melodica, lentezza o comunque misura, persino l’ispirazione religiosa come matrice di molta produzione.
Leggete Luzi con un bel disco di Arvo Part in sottofondo. Io amo molto la sua terza sinfonia, ad esempio, presente in un bel disco DG del 1999.

[un sito su Part molto ben realizzato]












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