el viernes

primo pomeriggio. volando – felice e filantropico, ma durerà poco – i miei passi da Santa Croce verso casa, già prima di giungere in Piazza della Repubblica, mi cattura il suono della chitarra impegnata nel brano che ascoltate qui.
Riconosco presto che sotto la colonna non si esibisce un fedele ai Doors e a Robbie Krieger (che liberamente si ispirò a questo brano per la bella introduzione di Spanish Caravan). Si tratta proprio dell’originale di Albeniz. E ben eseguito. La chitarra classica – amplificata – restituisce la tecnica dell’interprete. Un ragazzo ben pasciuto, con look turistico T-shirt e tipiche sembianze esteuropee, sicuro nella rilevante estensione della sinistra che questo studio (per intervalli cromatici discendenti su un ostinato, si direbbe in musichese) comporta.
Vende il suo cd a quindici euro. Tanto a mio avviso, per un repertorio virtuosistico classico che annovera a prezzi bassissimi anche le inarrivabili esecuzioni di Segovia. Tuttavia la performance si fa apprezzare.
Tornato a casa, dolendomi di non aver potuto ascoltare di più causa scarsezza di tempo, faccio una ricerca sul nome e trovo che si tratta non di un parvenu, ma di un artista emergente ma già in possesso di credenziali e riconoscimenti.
E così l’abbacinamento diventa disorientamento, di fronte alle belle sensazioni dell’ascolto ed alle considerazioni che solo poche città ti fanno sbattere fisicamente contro l’arte come la mia. Ma anche amarezza per la congiuntura, per la considerazione che sta godendo la musica di questi tempi, insieme al profondo rispetto per il coraggio dell’uomo di esporsi.
Fossi stato più a lungo avrei ascoltato altra Spagna – il cd si chiama Los colores de la guitarra. E magari lo avrei segnalato, dato che proprio a cento metri dal suo sgabello c’è chi, per amore e forse per necessità di tagliare i cachet delle superstars, da tempo propone artisti emergenti con assiduità, rivelando non di rado pietre preziose.

La sera, altro viaggio iberico con Almodovar e la sua cattiva educazione.
Mi ha deluso. Perché mi aspettavo un film duro e crudo di denuncia, ed invece ho trovato una storia deboluccia, in cui sembra non si riesca a spingere fino in fondo il coltello, deviando poi sul troppo generosamente sentimentale. La prima parte è più promettente soprattutto nella figura di Padre Manolo, la cui fissità emotiva e dello sguardo scatena angosce e tensioni senza portarle allo sbocco prevedibile (un po’ come Sue Lyon in Lolita di Kubrick dispensava un angoscioso ed abbondante erotismo senza mai renderlo esplicito). Ma anche questa bella caratterizzazione si guasta (forse secondo un disegno consapevole) nella seconda metà del film, col Manolo spretato e grottesco schiavo d’amore.
I tempi del miglior Pedro sono lontani.
Da salvare la bella, epica e lussureggiante fotografia delle scene al ruscello e sul campo di pallone, in stile attimo fuggente.
Ed il tediante musicofilo ha individuato pure, tra i brani corali, un bel Kyrie composto esplicitamente per il film. Ed ha fatto sciroppare alla piacevole compagnia tutti i titoli di coda del film per scoprire ciò.














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6 Risposte

  1. Bell’incontro quello con Piotr. Ricordo quando passeggiando una sera, piuttosto tardi, per calli veneziane udii una musica bellissima e arcaica suonata da una chitarra e da una gadulka (ribeca balcanica, insomma, per il visitatore ignaro, piccolo violino a tre corde suonato tenendolo verticale): erano due ungheresi di mezza età che, lo scoprii parlando con loro, comparivano in un paio di dischi che possedevo, piccoli capolavori di progressive/folk/jazz magiaro.

  2. un po’ Segovia lo è anche lei, Bob..

  3. lo prendo come un complimento nano o come un complimento onan? 🙂

  4. Io voi due vi vedo bene insieme 😛

  5. Ah dimenticavo: può anche darsi che il film non volesse essere un film di denuncia, ma altro.. no? Ciò che si vede dipende molto da ciò che ci si aspetta di vedere..

  6. tutt’un déjà vu questo post: in sottofondo uno dei miei tormentoni adolescenti quando volevo imparare a suonare la chitarra e perdevo la trebisonda per segovia.

    il film visto pure sabato, sensazione di leggera presa di coscienza su una tematica che si presta a facili scarnificazioni: finale veramente a sorpresa: sorprendente come si possa assistere a una chiusa così inadeguata. bonissimo ignacio.
    🙂

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