a Dennis quel che è di Dennis

Non posso anche io che parlare bene del film di Goran Paskalevic, leggendo, approvando, sottoscrivendo.
La lentezza ancora una volta gioca un ruolo determinante, come prolungamento delle sensazioni.
E soprattutto la crudezza del film non sfocia mai nella volgarità della violenza. Che avviene sempre in un tempo ed in uno spazio esterno a quello della telecamera.

Ma bisogna dare a Dennis Gansel, classe 1973, vincitore di Europa Cinema 2004, il lustro che merita.
Il suo film Napola è davvero bello, sicuramente più estroverso ed immediato di quello del regista serbo, ma con un piglio ed un’autorità direttoriale fuori dal comune. Laddove l’interpretazione dei fatti e delle vicende è univoca, assai poco sospesa e cadenzata, prorompono trovate sceniche quasi kieslowskiane, di eccellente fattura (un fiocco di neve, impercettibile, si scioglie in una pupilla di una giovane vita che si spegne) ed un uso di luci colori e macchina da presa a dir poco biomeccanico, in grado di integrarsi perfettamente con l’intimità dei personaggi.
Unico neo che ho potuto riscontrarvi – e che non inficia la squisitezza del risultato complessivo – è una certa oleografia in una delle scene portanti del film, l’esercitazione finale tra i ghiacci.
Andatelo a vedere senza indugio, quando uscirà.










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