furono ma rimangono

Ho intrapreso le prime incombenze mattutine al suono di Classica, con le ballate di Brahms eseguite da Benedetti Michelangeli, e l’Arabesque di Schumann interpretato da Nicolas Economou.
Non c’è autore più autunnale di Brahms. La fragile pienezza, l’opulenza timbrica, lenta, ma giocata su un fragile equilibrio malinconico, fa pensare ai tramonti, alle giornate perfette ma sempre più corte; ai grappoli d’uva tronfi ed ubertosi ma destinati a morire nella vendemmia per continuare a vivere; al fiammeggiare delle foglie di vite americana…
Queste ballate dal sapore antico (la prima su vecchi temi scozzesi) sono eseguite con la massima consapevolezza di questi caratteri, come una vera dialettica meditazione sulla impermanenza del bello e sulla difficoltà di accettarne il decadimento.


Lo sfortunato pianista cipriota, che mi ha sempre messo sulla difensiva per la sua estrema versatilità creativa, concede un’interpretazione davvero – in sintonia col presentatore – magistrale. Assolutamente in accordo con le sue inclinazioni, assolutamente senza freni nel concedere (anche coraggiosamente) a Schumann un pellegrinaggio quanto più devoto sulla tomba di Chopin. Colpisce la padronanza del tempo, quasi un demiurgo che lo estende e lo contrae a suo piacimento, trasformando le note in gradini di una scala verso il proprio intimo…





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