stati dell’acqua

ho ultimato la lettura di Enigma in luogo di mare, ultimo romanzo “giallo” nella tragicamente conchiusa parabola congiunta di Fruttero & Lucentini.
Devo dire che non vi ho trovato la felicità narrativa e l’invenzione tissutale del primo loro romanzo, La donna della domenica. Il quale tanto mi avvinse anche per la felice rappresentazione – in chiave giallistica – di un establishment sociale borghese annoiato e sterile, del tutto paragonabile a quello (peraltro inarrivabile) di Ennio Flaiano nei suoi diari.
In questa ultima prova, datata 1991, una certa stanchezza della trama e la minor freschezza della caratterizzazione trovano – per il classicomane bob, perlomeno – parziale compensazione negli spunti musicali ed eruditi in genere che il binomio di scrittori profonde.
La presenza della musica è garantita dal personaggio di Hans Ludwig Kruysen, illustre pianista in pensione, che spesso dispensa “trattenimenti musicali” agli abitanti del luogo.
Al di là dei puntuali accenni a Bach, Buxtehude e Schumann, il passo – breve – che più mi ha avvinto è relativo ad una rappresentazione dei Preludi di Debussy, in quanto mi sembra cogliere con particolare facilità e felicità la sostanza musicale che è propria del “Claude de France”:


…Ce qu’a vu le vent d’Ouest…La cathédrale engloutie…
Scuote la testa impercettibilmente, ma il Monforti nuota ormai nella intensa liquidità di quella notte, e il tocco “trattenuto” del Maestro, il pedale di risonanza che prolunga i suoni formando quasi un “legato” d’organo non solo non lo disturbano ma lo incantano, lo trasportano di preludio in preludio, lo traghettano attraverso le pause, lo cullano come un morbido rotolio di risacca…

Da un punto di vista squisitamente interpretativo ho notato subito come gli Autori “sposino”, al momento di descrivere i Preludi, una determinata tradizione esecutiva del Debussy pianistico, quella che, come ben accennato, si propone una sorta di dilatazione e liquefazione della musica attraverso l’uso del pedale, la legatura delle note ed il pressoché conseguenziale smorzarsi dei toni. E’ la lezione di Arturo Benedetti Michelangeli, contro quella di Walter Gieseking o Dino Ciani, più propensi a sfrondare l’interpretazione da quello che malevolmente e per converso potrebbe essere chiamato l’effetto.
E’ una questione piuttosto risalente, io mi scannavo con un amico sui banchi dell’università, fingendo di seguire le lezioni di storia del diritto…
Io sento più congeniale la versione di “Ciro” (Arturo B.M.), che del resto state ascoltando nella prima delle Images.
Avverto un particolare accento nel pianoforte di Debussy – in tutta la sua produzione, non solo per il riferimento all’acqua ed al senso (Les sons et les parfums…), ma più sostanzialmente nello sguardo alle scale pentatoniche e nella continua attenzione alla Spagna, che mi trasporta immediatamente verso una musica liquida piuttosto che…cristalliforme.
E’ quindi questione di stati della materia acquosa.

Tutto questo comunque sottende un ascolto diretto da parte vostra – come sempre. Ed allora a voi una pagina pressoché omnicomprensiva del Debussy pianistico in formato MIDI.
Alcune esecuzioni sono davvero pregevolmente campionate (altre un po’ meno).

















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