turisti artisti (un po’ leghisti)

con colpevole ritardo passo a menzionare, ad uso dei romani e non solo, il K Festival, iniziato al Parco della Musica della capitale il 31 agosto e che proseguirà fino alla fine del mese.
Il titolo sarebbe ben adatto per una introspezione kafkiana attraverso i personaggi dei romanzi; ma i più avranno intuito che – trattandosi di musica – il riferimento è a Mozart, ed al suo catalogatore Koechel, che identificò i suoi 626 lavori “ufficiali” con un numero progressivo preceduto dalla propria iniziale.
La rassegna si propone di costituire un primo assaggio, con anticipo di due anni, delle celebrazioni per il 250enario della nascita del divino Amadé, che ebbe luogo il 27 gennaio 1756. Le iniziative proseguiranno con una certa regolarità fino alla data fatidica del gennaio 2006.
Leggendo il programma, che potete trovare sul sito dell’Accademia di Santa Cecilia, spicca l’attenzione al “metamusicale”, cioè allo sguardo cinematografico di grandi registi all’opera mozartiana, ed alla lettura dell’epistolario (ad opera della attrice Sonia Bergamasco).
Relativamente invece al fatto esecutivo, mi spingo a dire che potevano essere operate scelte meno popolari e leggere – spingendosi magari a proporre un’opera, anche in forma scenica, e non dimenticando il carattere fondamentale di Requiem e Concerti per pianoforte per capire il profondo contrasto artistico ed esistenziale dell’artista e dell’uomo.

“Viaggi” di Repubblica ha a fine agosto introdotto l’evento attraverso un articolo di Roberto Caramelli sui viaggi mozartiani in Italia.
Che furono tre ed avvennero dal 1769 al 1772, cioè nell’adolescenza assieme al padre Leopold e alla sorella Nannerl.
Bisogna dire che il padre di Mozart era un ottimo procuratore dei figli: lo scopo principale dei viaggi fu non tanto e non solo prendere ispirazione da quel paese che vedevano come la “terra promessa della musica” – come sintetizza lo studioso Bernhard Paumgartner – bensì quello di svolgere attività promozionali di fronte ad ogni tipo di personalità illustri e possibili mecenati (re, clero, nobili e ambasciatori), per fare conoscere il figlio ed aggiungerei quasi esclusivamente come esecutore anziché come compositore. Un Mozart “bambino prodigio”, “fenomeno della tastiera”: col non trascurabile ed un po’ pretermesso particolare che Amadeus aveva ideato la sua prima composizione già a cinque anni (1761!) ed alla fine del suo ultimo viaggio, quindi a sedici anni, ultimate ben centoventisei!

Dall’epistolario che padre e figlio redigono nelle varie tappe del viaggio spuntano giudizi ammirati o caustici a seconda dei casi…
Mantova, all’opera Demetrio di Johann Adolph Hasse, compositore molto in voga all’epoca:
‘La prima donna non fa che mugolare. La seconda pare un granatiere…’
Parma e Bologna: ‘[Sono] ammirato qui più che in ogni altra città d’Italia, perché qui risiedono numerosissimi maestri artisti e persone colte’
Firenze. Leopold alla moglie: ‘Vorrei che tu potessi vedere Firenze e i suoi dintorni, la posizione di questa città… diresti che ci si dovrebbe vivere e morire’
e infine Napoli, dove (provando a fare da mediatore) azzardo che il viaggio di sei giorni da Roma (!) li avesse un po’ affaticati ed esacerbati.
Leopold bussa di scartina: ‘La posizione di questa città mi piacerebbe ogni giorno di più se la gente non fosse così empia e talvolta anche così stupida…[le strade sono] piene di mendicanti e bambini maleducati’.
Più elegante e intelligente ma mordace il giudizio di Wolfgang sul Re, che secondo lui era educato ‘grossolanamente, alla napoletana’  e che a teatro sedeva sempre ‘su uno sgabello per sembrare un tantino più alto della regina’. (la storia si ripete…)
A parziale risarcimento di questi giudizi, e dimostrando la verità del detto ‘chi disprezza compra’, i Mozart si fermarono a lungo in Campania, visitando a fondo Napoli Pompei ed Ercolano.





















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Una Risposta

  1. ciao bob, buongiorno! nn ci si riesce ad incrociare mai eh…tu la nott e io il giorno! ma nn mi scoraggio eh! un abbraccio cioccolatoso

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