questo Zivago

vituperato, spesso accantonato in favore della lettura di cento – assai poco significanti – libri gialli o thrilling…
quante gliene ho combinate…
è un libro meraviglioso, ornato da sprazzi di pensiero originale – avventura che di solito riesce bene solo ai grandissimi.
Lo consiglio a tutti, ed il film – benché bello – non è assolutamente in grado, per motivi “tecnici”, di rendere le altezze speculative nascoste tra le righe.
Proprio ieri, in concomitanza con le riflessioni di Elena , il caso mi ha riservato una pagina davvero simile al suo modo di pensare.
Ecco, la grandezza di un’opera è – matematicamente – data dalla sua capacità di attecchire alla nostra sfera più profonda, al nucleo dei pensieri.
(e non importa se in modo armonico o dissonante, purché lasci il segno).

…quando sento dire di rifare la vita [slogan dei bolscevichi, ndr], perdo il controllo di me stesso e mi prende la disperazione. Rifare la vita! Così può pensare solo gente che ne avrà anche viste di tutti i colori, ma che non ha mai sentito il suo spirito, la sua anima. Per costoro l’esistenza è un grumo di materiale grezzo, che il proprio contatto non ha ancora nobilitato e che perciò ha bisogno della loro rielaborazione. Ma la vita non è mai un materiale, una sostanza. La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie…











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3 Risposte

  1. Grazie dell’avermi avvicinato a Pasternak (di cui non ho mai letto niente. Ora come ora sono attratta dalla nuova narrativa americana..)
    Io confesso di essere debitrice a Bruner e alla sua psicologia narrativa (o culturale che dir si voglia..). E anche all’esperienza del primo amore finito. Dopo il quale mi resi conto, non senza un po’ di spaesamento, che non è affatto vero che il passato è scritto e immobile, ma che sempre muta.. e la vita è un continuo incessante movimento, a cui noi diamo un ordine e un senso.. che non possono che cambiare a loro volta, a seconda delle strade che la vita stessa prende. Sarà per questo che è così facile fallire quando si cercano punti di riferimento stabili. Forse si cercano nei luoghi sbagliati.

    Sinceramente non so se ho detto la stessa cosa di Pasternak, però.. grazie lo stesso 😛

    Il discorso sarebbe lungo, potrei ficcarci dentro anche Kant e noumeno e fenomeno e fenomenologia e ermeneutica e Goodman e costruttivismo, ma ti risparmio il tutto 😛

  2. di Pasternak ho letto solo alcune poesie. Romanzi no. Peccato, a quanto vedo. E’ che in genere nn amo molto i russi, per la prosa forse, o per la loro scelta di indagare i meandri della follia umana o della crudeltà. Ecco perchè in genere prediligo la letteratura inglese o francese, più rassicurante. un bacio

  3. Questa è una soffiata di Raffaele Morelli a Pasternak…

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