la poesia giovane ed i suoi verbi

alcune opere finaliste del concorso “Versilia giovani 2004”. Il libro è edito da Marco Del Bucchia, e mi è stato regalato gentilmente da una partecipante.
Tra tutte, scelgo tre poesie, rispettivamente di Alessandro Papeschi, Samanta Giannoni e Luca Viviani.
Simili le prime due nel voler forzare un senso dalla loro fluidità, verso una coerenza interna, logica del messaggio (la prima) o un termometro di stati d’animo (la seconda).
Papeschi riconduce uniformemente, in ogni suo verso; Giannoni invece ha una mirabile quartina iniziale, ma poi si preoccupa anche lei di voler significare, quasi se descrivere fosse un peccato mortale…
Per perdersi entrambi, sul fondo, in un tortuoso incastro allegorico.
In questo senso mi va di privilegiare l’apparente, quasi pascoliana (con echi di haiku) semplicità di Viviani.
Relata refero: nessuna delle tre ha vinto l’ambito premio; spero si consolino con la menzion d’onore in questo blog! (smile)


Alessandro Papeschi
LA MATEMATICA DEL DOLORE


La matematica del dolore
ha codici algebrici indecifrabili
non si allarga né si arresta
non si deduce né si confà
è più un qualcosa di vicino
all’essere vero di una mente
in balia di acque torbide, profonde;
la matematica del dolore
non sempre ha rilevanze né riletture
ma piuttosto sdegno, rancore
perché il dolore non è un filo, un cerchio,
piuttosto un equilibrista su due funi
con calze lacere e vistose
e con in mano più di una cosa;
in fondo è come non avere avuto
mai insegnanti
poiché già si conosceva tutto.


Samanta Giannoni
STIGMATE

Come stare in città
– acqua e sale, senza nome –
dal balcone solo limiti
dalla stanza solo parole
negli istanti del risveglio
rivedere come sempre
e meglio e ancora
quell’insolito spiraglio
di una luce raggiunta
quasi a giustificare
quell’inusitata paura.

Gli occhi cercano
e avari di tutto – avari
di te – si perdono assorti
come braccia di un Santo
che per la fretta di accoglierti
si punge le mani
e nei sanguinanti istanti
di un’estasi di dolore
pone fine al suo viaggio
e ricomincia a pensare.


Luca Viviani
TI CERCO CHIARA


Ti cerco Chiara e a volte mi vergogno
(piccola, pulcino, ora ti chiamo
senza sapere il modo in cui la chioccia
fa da madre)
perché ti resta il segno sotto gli occhi
quando ti strappi dalla carne il cuore…
























































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9 Risposte

  1. bob, come va li da te? qui tanto tanto tanto stress:-D!

  2. uguale uguale, tanti baci sguazzanti, a presto:-)

  3. Mi scusi, ma della vincitrice che mi dice?
    Sa, la conosco bene, non vorrei se l’avessa a male

  4. Esther G.?? Anche lei mi sembra troppo condurre, se intendi ciò che voglio dire. Potresti anche essere tu, ho letto sul tuo blog che hai partecipato. In tal caso fregatene delle rampogne di un austero blogger e goditi il trionfo viareggino! Buonanotte.

  5. Me ne frego e no, mica si trovano ovunque le rampogne di un austero blogger…strano che un appassionato di Bach, il quale non lascia mai una nota all’improvvisazione, non ami al significazione in poesia…..
    mi sono trovata spesso a discutere, specie a Torino, alla Holden, sulla descrizione rispetto alla significazione….mi portavano Carver come esimio esempio di racconto breve o Hemingway…
    sarà, ma la descrizione fine a se stessa mi annoia come una fotografia malscattata..

  6. wow!
    dico wow perché in un paio di mesi ho avuto la fortuna di conoscere Alba Donati, “zycron” e te…ma che je farò io a ste poetesse? :-DD
    comunque è una questione di palato, capisco cosa vuoi dire, l’argomento si può trattare in molti modi, forse la significazione è qualcosa di esistenziale che non tutti ammettono vogliono o espongono. Ed in questo gioca anche la propria esperienza, il proprio vissuto.
    Io amo molto il fatto che il lettore sia lanciato e lasciato nell’ignoto: più che la mera descrizione invoco una indeterminatezza dei contenuti, che a volte – ma non necessariamente – coincide con la descrizione, in quanto attecchisce direttamente al vissuto di chi legge.
    Comunque su questo sono in minoranza: ti basti prendere la seconda parte di “non in mio nome” della Donati per vedere quale autorevole smentita abbiano i miei metri di giudizio.
    Pensa che un’altra coltissima blogger, momentaneamente defunta (:-) (dove sei poplife?) da mesi dibatte amichevolmente col sottoscritto sulla necessità di interpretare Mahler nella misura meno passionale possibile (Abbado, Inbal, Boulez), mentre io sono un Bernsteiniano convinto! Questa volta la penso io in modo significante, sono i casi della vita…
    Onorato di conoscerti, leggerò volentieri qualche altra tua, se ti farà piacere.

  7. Se mio vuoi più nuda…Ulularia.splinder.it

  8. la tua nudità (siamo grati per tanta generosità) è stata commentata passim in loco. E piuttosto favorevolmente, direi.

  9. ommioddio, ma lei commenta pure le nudità… maremma zucchettina, nemmeno dal macellaio osano tanto!!!!

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