supplizio

L’ho visto nell 1984. Traviata di Zeffirelli al Comunale, con Cecilia Gasdia.
Io, quattordici anni, “esordiente”,  incerto anche nei primi passi sul sinfonico.
L’opera la schivavo ancora.
Alla fine del primo atto, sul croce e delizia, agitavo assonnato la testa a tal punto che la signora dietro di me in platea mi ha sussurrato all’orecchio “O giovane, che si pòle vedere quarcosa anche noi?”
Grande successo per la Gasdia, acclamazioni per il regista. Non ricordavo altro, aiutato dalla superficialità della mia comitiva d’ascolto.

Poi, più maturo, la rivelazione della sua arte. In televisione guardando il Concerto di Capodanno.
Quel gesto. Sembrava che la musica nascesse sulla clavicola in forma di scintilla, si catalizzasse scendendo dal braccio alla bacchetta, ed illuminasse l’orchestra. In un processo fluido ed indistinto.
Fino alla sublimazione dell’ascolto del Rosenkavalier. Quanto di più perfetto.

Avrei pagato molto – davvero molto – per poterlo riascoltare, consapevolmente, dal vivo. Ed ora non potrò più.
Un bel supplizio, avere presenziato al sublime ma ancora sprovvisto di mezzi per capire. Quasi peggio che non avere assistito affatto.














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2 Risposte

  1. Sai che mi è successa una cosa simile, per il concerto di capodanno? A me l’appuntamento da Vienna non è mai interessato; però quella volta ero con amici in una casa in campagna e qualcuno -non io- ha acceso la televisione e io -giuro- senza sapere chi dirigesse ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di diverso nel suono. per me era un nome tra i tanti. Da quella volta non più.

  2. ricordi Spharenklange? Per me, una rivelazione…

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