idee

Su Internazionale di questa settimana (pag. 69) trovo un estratto dal cartaceo di giugno di Gramophone.
E’ un corollario perfetto del personaggio Bernstein.
Ed al tempo stesso rappresenta un aspetto, il secondo, della summa divisio tra teologia negativa e sinestesia.
Dove idea, etimologicamente, è visione.

Marin Alsop, giovane direttore d’orchestra e allieva di Leonard Bernstein, ricorda la sua esperiena di studio con il maestro scomparso nel 1990.
“Bernstein si accostava alla musica cercando la Grande Idea, le motivazioni del pezzo: non solo quelle emotive, ma una vera e propria storia. Quando preparavamo la terza sinfonia di Roy Harris, lui cominciò dicendo: ‘C’è il nonno che prende il nipote sulle ginocchia e comincia a parlargli dei bei vecchi tempi’. Ovviamente si stava inventando tutto, ma secondo lui era questa la storia che Harris voleva raccontare. Probabilmente Lenny pensava che tutti avessero bisogno di una storia perché era lui stesso un grandissimo narratore. Ricordo una prova con la New York Philharmonic, con lui che diceva: ‘Andiamo, non vorrete mica che vi racconti la storia di questa sinfonia di Haydn!’, e tutti i musicisti dell’orchestra, vecchi leoni smaliziati, che imploravano come bambini: ‘Sìì! Per favore!’. Lenny non aveva solo una Grande Idea per ogni pezzo, aveva una Grande Idea per ogni compositore. Per Brahms, per esempio, era ‘il silenzio’: è un tipo di cosa che detta da un altro suona banale, ma con Bernstein funzionava”.

Esercizio: riferire al sottoscritto, e confrontare insieme, le proprie personalissime Grandi Idee  sui  pezzi favoriti.

Inizio io?
Bene.
Bruckner, scherzo della settima sinfonia: vitelli che saltano steccati.
Mahler, inizio della prima sinfonia (“Titan”):  il Pozzo dei Giganti dell’Inferno dantesco, col corno di Nembrot in lontananza.
Mozart, finale della sinfonia n.41 (“Jupiter”): apoteosi in uno sciame di meteore.



















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2 Risposte

  1. Secondo movimento della Settima di Beethoven: una nebbia che si leva e lentamente rivela un templio abbandonato. Questa immagine l’ho vista fin dal primo ascolto (30 anni fa circa). La stessa musica è stata usata meravigliosamente in un film russo ingiustamente sconosciuto (La congiunzione dei pianeti): una sera decine di donne (abitanti in un villaggio di “recupero” per sole donne) si spogliano e si avviano verso il fiume per bagnarsi, avanzando lentamente tra gli alberi del bosco. I protagonisti erano arrivati lì per caso: facevano parte di un battaglione virtualmente sterminato durante il primo giorno di un’esercitazione per richiamati alle armi che ne durava tre; così, approfittano di due giorni da “morti” per uno strano viaggio iniziatico.

  2. grazie Paolo, ora metto su e provo a focalizzare.
    Sull’adagio della settima io sono per molto tempo rimasto fermo ad associarle con le immagini del film Amata Immortale, al tentato suicidio del nipote di Ludwig van.
    Mi piaceva molto anche il “rubando” (non so quanto corretto a livello di partitura) che Solti esegue sulle note del tema principale.

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