per arricchire discorsi già formulati

Forse, e dico forse, c’è una Quinta che soddisfa grandemente le mie aspettative. E’ quella diretta da Herbert von Karajan nel 1963. Mi raccomando l’annata!! in quanto il sommo direttore ha registrato diversi cicli beethoveniani nella sua carriera, non tutti altrettanto felici nell’esito.
Fa parte di un cofanetto a medio prezzo. Nonché, se ancora in stampa, della Beethoven-edition edita dalla Deutsche Grammophon.


Turandot: finali comparati. La linea di canto nel finale di Berio rimane immutata rispetto al classico happy ending Alfaniano.
Berio innova dunque di forbice e cesello: sfronda il libretto delle sue ridondanze e lavora su un vero e proprio sottobosco orchestrale di suggestioni, nel quale contemporaneo è – come non sempre – sinonimo di lussureggiante.
I momenti di maggiore tensione innovativa sono il lungo episodio strumentale del bacio (prima di Ah! mio fiore mattutino), pienamente “inizio novecento” per apparentementi stilistici. Oltre che la chiusa già citata, in cui la morbidezza enigmatica dei toni si affianca ad una ricapitolazione tematica: due aspetti “procedurali” che ricordano da vicino il finale del Concerto per violino di Alban Berg.
Da notare la diversa distribuzione tematica: nel finale di Alfano domina, in coda, il tema del Nessun dorma! ripreso dal coro. Berio generalmente dà la prevalenza al tema iniziale dell’opera, che liquidamente si spande nel primo dei due episodi ricordati sopra, per prorompere in coda (entrando meravigliosamente una seconda sotto al coro, che senza parole commentava lo spirare di amor sulle labbra di Turandot). E poi fondersi anche qui col celeberrimo ma il mio mistero è chiuso in me.
Anche Turandot (so il tuo nome!) recupera accuratamente la cellula tematica usata da Puccini al momento della formulazione degli enigmi.


Detto questo prometto solennemente di volgermi ad altre tematiche, dacché mi sono accorto che sto occupando la vostra attenzione solo con Beethoven e Puccini.
In questi giorni mi ritrovo lontano da cd stores, e non posso viaggiare più di tanto. Ma forse c’è un negozio a portata di bici, in tal caso mi sceglierò qualcosa della naxos (le finanze respirano) da potervi recensire.
In pegno vi lascio in sottofondo un pezzettino del finale beriano.










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5 Risposte

  1. Passo per un saluto… ma che caldo fa??? Mamma mia, che afa! *_* Ciao!!!

  2. la gangsta sono io, che mi infratto negli angoli e non dicharo cosa fotocopio;-) adesso mi leggo il tuo post che turandot mi sfrange di lacrime, poi torniamo a parlare di narcotraffico.

  3. ho bisogno di sentirla, ‘mio fiore mattutino’ nel florilegio di cori è qualcosa che ho molto amato. per me ‘turandot’ non finisce con la morte di liù, eppure puccini smette esattamente in quel punto, il resto è una trovata che sa più di verdi, un verdi di maniera, e capisco toscanini che li si ferma e decreta che è chiusa, perchè li il maestro è morto. ma proprio per questo credo che sia la parte dove un direttore d’orchestra possa sfogare maggiormente la sua inventiva. è un campo libero, concesso, recuperato. è che concepisco nell’opera l’artificio del teatro e della macchina attoriale che predicava carmelo bene: un direttore d’orchestra fa questo. sono curiosa, la voglio ascoltare.

  4. sarà fatto, fresh. saluti anche agli altri visitatori.

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