in-certezze

Ascoltando diffusamente la Quinta e la Settima di Beethoven  (quest’ultima anche stamane su Sky Classica), dirette da Carlos Kleiber, si rafforza in me un metro di giudizio per cui il grande interprete è colui in grado di mettere in discussione una tua consolidata percezione musicale.
Sono cresciuto, con Beethoven, ascoltando Furtwangler e Bernstein, Karajan, Klemperer. Ho sempre avuto poco conto della versione di Carlos Kleiber. Che normalmente è osannata praticamente da tutti.
Il direttore teutonico-argentino è sicuramente il massimo esecutore vivente. I suoi tratti distintivi sono l’estrema significanza e musicalità del gesto – vederlo dirigere è un vero spettacolo – e, unita ad un carattere a dir poco difficile, la essenzialità del repertorio: pare che una volta abbia detto “tengo concerti solo quando mi accorgo che le mie finanze scarseggiano…“.
Il suo approccio al repertorio tardoromantico è probabilmente inarrivabile. Ascoltare e possibilmente godersi in video il suo Rosenkavalier di Strauss è un’esperienza appagante, nella quale la magniloquenza orchestrale ed insieme la cura del dettaglio giungono alla perfezione.
Avverto, purtroppo, questi germi tardoromantici anche nel suo Beethoven. Cui viene donato un fulgore fuori del comune, anche per mezzo di orchestre sfavillanti e senza la minima sbavatura come il Concertgebouw o la Wiener; ma che talvolta giunge ad avere una maturità ed una pienezza che in pratica affranca il prodotto beethoveniano dal suo tormentato e quaresimale autore.
Questo a mio giudizio, e – credo – con poca significanza per chi invece assume (bernsteiniani) che il messaggio sinfonico di Beethoven sia quanto di più universale e distaccato dal rovello esistenziale del suo autore.
Rimane comunque la grande, oggettivamente grande, esecuzione, che da un lato – ciò che accennavo all’inizio – mi mostra come alcune idee interpretative già acquisite in passato siano in realtà pienamente revocabili in dubbio, ed insieme mi “costringe” a pensare per la ennesima volta a quanto sia azzeccata la definizione, che ritrovate qualche post più sotto, di Schnabel. Beethoven, come Mozart, si mostra sfuggente, ed è davvero difficile coglierne tutti i caratteri in un solo episodio esecutivo.
Per lo stesso motivo sceglierne, tra le tante, un’integrale sinfonica di riferimento è comunque un potenzialmente dannoso atto di semplificazione. Quasi sicuramente per comprendere opere come la Quinta (ora come ora la ritengo la più complessa nello spirito) occorre familiarizzare con più approcci.
Forse il magistero di Furtwangler può essere il fine tessuto entro cui innestare altri ricami.











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4 Risposte

  1. Trovo estremamente condivisibile il tuo punto di vista e direi che va esteso a tutta la musica classica, lirica compresa.L’ascolto della saga wagneriana dell’anello, per dire, non può fossilizzarsi nell’ascolto di un solo interprete, chiunque esso sia.
    A proposito di Furtwangler, nessuno potrà mai dire di conoscere il Tristano senza aver frequentato con attenzione la sua straordinaria performance;poi qualcuno potrà preferire Karajan piuttosto che Solti, o altri ancora, ma la scelta sarà sicuramente arricchita da una panoramica più ampia e significativa.
    Kleiber, di suo, ha diretto il miglior Otello degli ultimi 50 anni, alla Scala, nel 1976, se non sbaglio.
    Ciao .

  2. Tristano: d’accordo su Furtwangler (anche grazie a Lauritz Melchior), aggiungerei anche le incantate e lunghissime versioni di Bernstein (cinque cd, forse quella più “in spirito liebestod”) e dello stesso Kleiber. Dal canto mio ho poi avuto la fortuna di assistere alla memorabile versione dal vivo di Mehta del maggio 1999.
    Su Otello – uno dei miei puntigli – forse bisognerebbe addirittura ragionar per interpreti…inarrivabili Giuseppe Valdengo e la Freni (peraltro oggi colpita da lutto tremendo), per il ruolo principale, forse, del Monaco, non amo particolarmente Vickers (troppe supercazzole). La direzione di Kleiber cui ti riferisci credo sia quella con Vinay che poi è anche il “campione” toscaniniano. Ma anche Karajan, nel terzo atto soprattutto (quello del duetto lungo Otello Desdemona)…mamma mia… 🙂
    Ciao e grazie dei tuoi sempre puntuali rilievi.

  3. Ecco torno qui per una precisazione e vedo che m’hai preceduto su Ghiaurov:meglio, forse più persone s’accorgeranno della grande perdita subita dalla lirica.
    In quanto all’Otello di cui prima, io mi riferivo per la precisione, alla rappresentazione scaligera che vedeva oltre che a Kleiber sul podio, Domingo, la Freni e Cappuccilli.
    Grazie dell’attenzione e ciao.

  4. lapsus! ho confuso l’otello scaligero di kleiber con un otello live di furtwangler sempre a milano

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