un finale…definitivo

come anticipato in un commento, mi sono finalmente impossessato – a caro prezzo – del cd decca dedicato alle rarita’ pucciniane (puccini discoveries).
Bisognerebbe dedicare anche una (pur breve) trattazione ad alcune opere tipo il Requiem, ma e’ innegabile che la parte piu’ interessante del programma sia la ventina di minuti conclusiva, col finale della Turandot orchestrato da Luciano Berio.
La prima incisione su cd ha dunque coinciso col mio primo ascolto assoluto.
Forse vi sarete accorti della predilezione che nutro per l’ahime’ scomparso compositore ligure, ma da tempo fiorentino d’adozione.
Stanti la sua carica eversiva, e la sua cifra propriamente novecentesca (con correlative difficolta’ di approccio), riconosco nel suo linguaggio una sensualita’ innata ed una naturale tendenza a calarsi nel cuore dello strumento, esplorandolo nel profondo delle sue possibilita’. Opere imprescindibili, gia’ passate in rassegna, come le Sequenze o Points on the curve to find… testimoniano pienamente, a mio giudizio, queste doti.

Di fronte ad un lavoro di “completamento” le prospettive cambiano. C’e’ senz’altro da tenere presente una serie di costanti, per prime le caratterizzazioni dei personaggi nella parte compiuta dell’opera, e gli abbozzi gia’ esistenti. Tuttavia lo spazio per imprimere una propria “idea”, non solo musicale ma – vorrei dire – scenografica in musica, esiste eccome.
L’apporto di Berio si spinge decisamente verso la ricerca di un senso nuovo rispetto al finale “storico” di Alfano, ed evidentemente confacente non solo rispetto all’universo Turandot, ma anche ad una globale considerazione degli sviluppi drammatici pucciniani.
I riflettori, dopo lo sviluppo dell’episodio-morte di Liu’, puntano sui due protagonisti in maniera definitiva. Scompare pressoche’ totalmente il coro, completamente divelto in ogni suo trionfalismo di matrice alfaniana (penso soprattutto al pomposo happy ending).
Spazio esclusivo a Calaf, Turandot, ed alla musica.
I due solisti conservano per intero la emotivita’ voluta da Puccini, tenore ardente di slanci e soprano in lento disgelo. Il loro canto rappresenta un continuum rispetto agli atti precedenti, e si unisce agli episodi tematici, quali il tema del Nessun dorma ed altri “leitmotiv”, che chiaramente appaiono nella tessitura musicale.
Ma e’ proprio qui che si disvela il carattere autentico della operazione di Berio: fare galleggiare queste cellule primigenie dell’opera, quasi come gocce d’olio, in un’ampolla di aceto, cioe’ in un contesto lussureggiante e forte, ma con un senso di estraneita’, che e’ dato soprattutto dalla modernita’ del linguaggio.
Ho colto in questa operazione, come accennavo, una forte creativita’ che va anche oltre il fatto musicale, per spingersi verso un ripensamento dell’ “opera” nel suo concetto piu’ ampio. Verso, per esempio, il recupero della tematica dell’amore impossibile, che ritroviamo in tutte le opere di Puccini. Forse addirittura in un tacito sviluppo della “vendetta dell’alma sdegnosa” di Liu’, che Timur profetizza subito dopo la sua morte e che a rigore non trova alcun appiglio nelle vicende successive.
E questo risultato si persegue non attraverso una facile rielaborazione drammaturgica e librettistica, ma con la dialettica tra grandezze e linguaggi forse non miscibili, anche se tra loro avviluppati con straordinaria raffinatezza.
L’amore dei protagonisti giunge a piena maturazione ed il lirismo dei temi pucciniani viene ribadito. Ma nel contempo tutto scivola via: viene isolato dal silenzio degli astanti, si fa trasportare dal vento delle nuove sonorita’, ed infine trova requie nel conclusivo smorzarsi dei toni – quanto di piu’ lontano dal tutti del finale scritto da Alfano – preceduto da un microduetto sulla parola “amor” che assume un sapore quasi di esorcismo, anziche’ testimoniare una fervida e fulgida unione.

Questo cio’ che sulle prime mi e’ stato trasmesso; il giudizio e’ estremamente positivo. Certo si tratta di una esperienza a forte componente creativa, e non pochi puristi pucciniani credo storceranno il naso. Solo l’ascolto puo’ formare il vostro giudizio personale, come sempre.



















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