delirium construens …

delirium construens


Dal mese scorso è in vendita un cd dedicato al Puccini “ritrovato”, anzi per gran parte “ricostruito”. Si chiama Puccini discoveries. Qui trovate il programma nel dettaglio.
Lo acquisterò a giorni. Mi riporta all’anno scorso, quando relazionai sulla conferenza di presentazione della prima esecuzione della cantata “Cessato il suon dell’arme”. Conferenza in cui conobbi Mons. Maggini, l’orchestratore (che però ribadiva, forse troppo umilmente, di non avere aggiunto una nota a quanto già emergeva dal materiale pucciniano, casomai di aver solo aumentato le parti orchestrali all’unisono con la linea melodica del solista), e la nipote del Maestro, Simonetta.
Ma l’interesse principale del disco sarà quello di ascoltare il finale di Turandot secondo Luciano Berio.
Molti di voi sapranno che Puccini spirò lasciando l’opera al termine dell’aria Tu che di gel sei cinta, in cui Liù – sotto tortura – si suicida per non tradire l’amato Calaf. Toscanini interruppe qui, commosso, la prima esecuzione. L’opera però era stata completata (in due tentativi, il primo dei quali non incontrò il gradimento proprio di Toscanini, che invece adottò il secondo nelle successive repliche) dall’allievo Franco Alfano, e viaggia – nei cartelloni ed anche nell’immaginario collettivo, con il lieto fine susseguente a tale completamento. Il quale, nel suo ostentato trionfo, indubbiamente stona almeno un po’ con il generale senso di impossibilità e tragicità di tutti gli amori rappresentati da Puccini prima di allora.
Per questo e per altri motivi più “tecnici” (caratterizzazione drammatica dei personaggi, musicologia) il finale di Alfano non ha mai avuto la capacità di suscitare consensi generalizzati.

Attendo quindi di ascoltare – più che ricostruzione – la percezione beriana di Puccini, che – dai pochi assaggi televisivi – si dovrebbe tradurre in un’atmosfera ben più rarefatta, onirica, sospesa, dai toni ambigui e non così drastici come in passato. Questo mi piacerebbe assai, dato che neanche a me esalta la zuccherosità flambé Alfaniana.

Per ulteriori dettagli vi basterà ricercare su IAMC “finale Turandot” o “Berio Turandot”, etc. etc., per avere ragguagli più dettagliati e opinioni sulla vicenda.

Volevo tuttavia approdare ad un porto molto meno sicuro.

Perso nel leggere le discussioni sul finale beriano nel newsgroup, ho avuto la scintilla – per me primigenia – necessaria per individuare i nessi tematici tra la sopra ricordata aria di Liù e un passaggio del Sacre du printemps di Stravinskij – esattamente il Ronde Printanière (Danza primaverile) della prima parte.
Le Sacre du Printemps (impropriamente tradotto con Sagra della Primavera, il che fa pensare alla sagra della panzanella: bisognerebbe intendere Rito sacro [pagano]) si divide in due parti: L’adorazione della terra e il sacrificio. Trattasi di un rito pagano della Russia antica in cui si evocano le divinità terrestri per poi offrire loro il sacrificio di un’adolescente (la prescelta, l’Elue) che danza fino allo stremo.
Vista l’evidente affinità, se non identità, dei due temi – ascoltare per credere – era assai improbabile che io la scorgessi per primo: infatti sono stato preceduto in questo post, ma, parafrasando Dante, fui secondo (o terzo, o quarto…) a cotanto senno – il mio concittadino Luca Logi è un valente musicologo.

Subito dopo ho collegato il finale del Sacre alla già citata e perentoria affermazione di Bernstein – durante una prova d’orchestra andata in onda su “Classica” – per cui Stravinskij avrebbe copiat…preso a prestito un tema del finale dall’incipit della Quinta sonata per pianoforte di Alexandr Skrijabin. Anche qui, riascolto e concatenazione…

Insomma – con chiaro intento scherzoso, ma di una scherzosità dadaista, maniacalmente osmotica con la serietà – ho ipotizzato per Turandot un “Finale Logi-Bernstein”. Un’opera-balletto-sonata, con i cantanti ed i coristi che di colpo si tramutano in etoiles e non solo…
Scenografia ovviamente di bobregular…

…Il subitaneo gesto estremo di Liù colpisce profondamente tutta la comunità. [Le ultime battute dell’aria di Liù si saldano al Sacre, partendo dal Ronde]…dismessi [tranne Turandot, che presenzia alle danze senza parteciparvi], gli abiti solenni, i sudditi inziano una serie di danze sacre per placare l’ira della divinità – prima da soli, poi con la benedizione e la guida del vecchio Imperatore Altoum [le sage].
Nella seconda parte, le danze proseguono, con connotazione ancora più mistica. Si formano cerchi di ballerini. Calaf , sentitosi fin dall’inizio in colpa per il suicidio di Liù, rivela il suo nome, precedentemente ignoto a tutti. Altoum ed i notabili decretano: è lui l’Eletto. Comincia così un vertiginoso assolo di danza del tenore-solista, che, al culmine dell’estasi, cade esanime al suolo.
Buio.
Pochi istanti dopo, un riflettore illumina, sul lato, un pianoforte. Turandot, sola sul palcoscenico, esegue la Sonata n°5 di Skrijabin, a testimonianza del suo inconfessato amore per il perduto principe misterioso. Senza una parola, si alza e si allontana.

Che dite, alzeremmo (io Logi e la Bernstein foundation) qualche lira??
Scenografi coreografi e registi tutti: non rubatemi l’idea…!! C’è il copyright!! …Trattiamo!!

[ho postato questa bozza sul newsgroup, quando le contumelie arrivano al quarto grado di parentela avvisatemi!…chissà se questo finale lo avesse ideato Alberto Veronesi!!]

se volete provare le affinità tematiche nonché “se il discorso fila”, ecco le versioni a mio avviso di riferimento:
– Turandot: Sutherland, Pavarotti, Caballé, Zubin Mehta – 2cdDecca
– Sacre: Columbia symphony, direttore Igor Stravinskij – Sony classical
– Sonata: Vladimir Horowitz – RCA Victor]





































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4 Risposte

  1. e ho scoperto finalmente il cd che mi devi masterizzare 🙂 Schroeder…..vedi tu cosa ma che sia sua…..(spero di averlo scritto bene)

  2. che non è quello di snoopy 🙂

  3. Bellissimo post.
    Aggiungo di mio che l’opera sarebbe irrappresentabile in teatro, chi vedresti tra i moderni Calaf lanciarsi vertiginosamente nella danza?Non certo lo straordinario Pavarotti della tua edizione “di riferimento”, guardando al passato prossimo.
    In questa chiave di lettura propongo per i tuoi lettori la mia edizione preferita, nella quale il tenore, con ogni probabilità, avrebbe fatto del suo meglio anche nella danza, colpendo l’immaginario collettivo ed anche le tasche di chi organizzerebbe un evento del genere.
    Ciao.

    Turandot:Nilsson, Corelli, Scotto, Francesco Molinari Pradelli – 2cd EMI

  4. in effetti oltre al Pavarotti danzatore vedo male anche il soprano alle prese con le difficoltà pianistiche di Skriabin, però la tentazione di coagulare materiali musicali così (apparentemente)eterogenei rimane. Ho lanciato un’esca ad un amico regista, vediamo che mi dice.

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