cherchez la… Jeune…

cherchez la… Jeunehomme


La notizia girava sul forum di openmozart (gran bella bacheca, purtroppo ci sono problemi con alcuni post) da ben un annetto. Il musicologo Michael Lorenz la annunciò senza svelarne i particolari, riservandosi di illustrarla in seguito su un famoso giornale. (morale: gli aneliti all’esclu$iva non sembrano relegati alle amanti di Beckham…)
Credo si trattasse del NY Times, sul cui sito essa è reperibile ormai solo a pagamento. Fortunatamente ne ritrovo il torso sul già citato blog di Lynn, che si merita un link solo per questo.
Un mese fa – il 18 marzo, a Vienna – ha avuto luogo la “prima” del concerto Jenamy di Mozart.
Nessuna partitura segreta (purtroppo), ma semplicemente l’individuazione del dedicatario del concerto KV271, noto come “Jeunehomme”.
Sembra, dagli studi condotti, che la fantomatica Mademoiselle Jeunehomme si chiamasse in realtà Victoire Jenamy, e che l’enigma fosse originato da uno storpiamento del nome, nelle conversazioni tra Wolfgang e papà Leopold.

Quel che conta è che Victoire fosse – oltre ad una danzatrice classica – un’ottima solista. Il Jeunehomme (scusate se lo chiamo ancora così, ci vorrà un bel po’ ad abituarsi, se mai accadrà) è infatti il primo concerto propriamente virtuosistico che Mozart scrive – alla venerandà età di 21 anni circa! -, destinandolo ad un interprete eccelso piuttosto che a mecenati ricchi, ma dal talento amatoriale. Tant’è che rimane saldo nei repertori odierni, con una frequenza esecutiva paragonabile soltanto ai capolavori della maturità, composti a distanza di otto anni, il che nella fulminea incandescenza della parabola creativa mozartiana rappresenta un lasso quasi generazionale.
Il virtuosismo è atmosfera che emerge già dall’entrata del pianoforte – un lunghissimo trillo, vera e propria irruzione nel tessuto orchestrale, anche per il fatto di sovrapporsi agli archi già al primo barlume dello sviluppo del tema, quindi anticipando molto rispetto ai dettami classici. Ben presto però il rapporto tra solista ed orchestra si fa omogeneo e sereno, quasi quest’ultima accettasse di buon grado la leadership del primo.
L’Andantino centrale incarna un lirismo assoluto – affine al famoso Adagio della Sinfonia Concertante per archi o a quello del concerto KV488 – in cui la purezza viriginale dei temi mi muove verso l’unica possibile analogia del bel canto belliniano (mi balza in mente l’ Ah! non credea mirarti dalla Sonnambula, che ebbe nella Callas l’inarrivabile interprete). E’ veramente difficile descrivere le sensazioni di ascolto dinanzi a tali altezze –  vertiginose, ma mai artefatte tecnicistiche o impersonali,…sempre fresche altezze.
Questo è un picco della produzione giovanile, ed il suo “immaginifico tematico” ha una connotazione diversa dalle opere della maturità quali le ultime sinfonie, il Requiem o il concerto per clarinetto, fatte di un continuo alternarsi tra inquietudine e distensione. Qui invece parlerei piuttosto di melodramma,e questo legittima – me ne convinco via via – l’accostamento fatto sopra.
…proprio come la Sonnambula, anche questo concerto termina con un’esplosione di contentezza, ed alle evoluzioni di Amina qui rispondono gli impegnativissimi passaggi del pianoforte, spesso e volentieri “evidenziato in giallo”: il ruolo dell’orchestra è assolutamente comprimario ed essenziale, ed il Rondo ci sembra quasi una gigantesca cadenza. Anche per la originale incorporazione di un Minuetto al suo interno: episodio a carattere raccolto e colloquiale, con echi lontanissimi di pizzicato. Prima della vorticosa stretta finale, ovviamente.

Viva Mademoiselle Jenamy or whatever. Quanti  baci appassionati e non solo avrebbe moralmente dovuto dispensare al buon Amadè per esser stata dedicataria di cotale assoluto?
Giudicate voi.
















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4 Risposte

  1. vorresti un numero preciso?

  2. Passo in fretta, ma ti lascio un saluto!!! Ciaooo!!!

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