“a conquistar la sca…

“a conquistar la scarlatta primavera…”


Lascio che questa domenica dagli accenti primaverili scorra mollemente.
Il suo sottofondo è un florilegio di sonate di Domenico Scarlatti. In particolare amo quella d’apertura del disco, la K531 nonché la K319.

Adoro la “leggerezza problematica” di questo autore. Che Alberto Basso evidenzia così: gusto popolaresco, quindi colore e sapore inconfondibile…ma linguaggio arditissimo, a volte addirittura in anticipo sui tempi. Virtuosismo condizionante, ma che non danneggia la materia musicale. Poi bizzarria; semplicità formale quasi sconcertante, ma sbalorditiva ricchezza di invenzione…un continua dialettica di improvvisazione e contrappunto, di ornamenti e senso del ritmo.

Che bello. Si può del resto immaginare qualcosa di più colorito, di più primaverile di un napoletano trapiantato prima a Lisbona poi a Madrid??


C’è anche da dire – aggiungo – che la profondità timbrica del pianoforte rivela autentiche bellezze, sconosciute al clavicembalo – nonostante il gigantesco e sviscerante sforzo di scrittura dell’autore. Sempre che l’interprete si ricordi di non forzare troppo verso il romanticismo, di restare lieve, di passare sui tasti senza rubare il tempo o soggiornarvi oltremodo. Di non passare dall’equinozio di Scarlatti a quello di Chopin, si potrebbe dire.
Vladimir Horowitz intende magistralmente questo accento. Forse più del pure eccelso Benedetti Michelangeli, fautore a mio giudizio di uno Scarlatti lievemente più schumanniano nello spirito e…schumacheriano nell uso frequente del pedale!

Meglio quindi lo Scarlatti al pianoforte, ma cum grano salis.

Ed i ricordi vanno ai primi approcci con la classica. Quando – come per una tesi di laurea – si pensava ad accumulare conoscenza prima che coscienza. E i cofanetti di cd esposti nelle vetrine facevano venire appetiti quasi gastronomici, per i mondi ignoti che rappresentavano e che promettevano alle orecchie liceali.
C’era questa integrale clavicembalistica di Scott Ross (Erato, poi Elektra) in 41 cd (le sonate ufficiali di Scarlatti sono 555…) che ci intrigava tutti in maniera quasi metafisica. Era ovviamente oltre le nostre tasche adolescenziali: ci sembrava una sorta di pietra filosofale, di montagna bruna all’ulisse dantesco.
L’ho ritirata fuori nel discorso in maniera del tutto accidentale in occasione di un concerto per violino di Mozart…suonato peraltro fuori spirito, tecnicamente bene ma alla stregua di una danza ungherese di Brahms. Polemizzando con un giornalista che invece perorava la necessità di ‘smetterla di vedere Mozart come monumento funebre‘, ho tirato in ballo il termine ‘esecuzione scarlattiana‘ – che a ben vedere sarebbe stato anche un gran bel complimento a quella performance. Poi abbiamo parlato del cofanetto dello sfortunato Ross (morto giovanissimo poco dopo il completamento dell’incisione), ed ho constatato come questo compositore sia trattato ancora con così tanta altezzosità da parte di chi è ‘avvezzo a note mozartiane‘… eppure gli equilibri dinamici che Alberto Basso cita più sopra sono essenziali per capire anche la musica del grande Wolfgang.

Vi invito ad una riscoperta stagionale di questo autentico genio italiano.
Oltre ai dischi di Horowitz (Sony), è di rigore una visita anche al sito di Claudio Colombo, dove troverete una pregevole interpretazione delle prime 30 sonate.
Un lettore mp3 portatile ed un pomeriggio soleggiato sull’erba sarebbero il massimo.



















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4 Risposte

  1. Entro da te e mi ritrovo nel corridoio in marmo del conservatorio, l’atmosfera di sogno è la stessa, ma al posto dei tediosi curvi e annoiati c’è una voce che ama la musica davvero.[Ormai mi son stufata di farti i complimenti, bob :-)]

  2. spesso, quando vado in auto con mio figlio, ascoltiamo musica del suo e mio adorato Bach; anche Scarlatti piace molto al mio “rampollo” che suona molto bene il pianoforte; credo che avreste molto da raccontarvi e io da imparare da voi…bacio, g.

  3. Tra un po’ mi commuovo…hai visto la data? marie claire

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