del Da Ponte maschil…

del Da Ponte maschilista


Il terzo volume antologico della Poesia Italiana in uscita oggi con Repubblica, dedicato al seicento ed al settecento, offre una sezione, peraltro non latissima, di “Poesia per musica” (pagine 349-389).
E’ un periodo, quello settecentesco, di intensa osmosi tra alta scrittura e strumentazione. Questo anche a motivo della perdurante preponderanza del vocale sullo strumentale. Ovviamente il rapporto si controbilancerà a partire da Haydn, con la codificazione della forma-sonata e la escalation della produzione sinfonica e quartettistica.
E’ suggestivo riscontrare l’alterna fortuna di queste pagine, e come essa sia sempre legata più alla fattura musicale che alla qualità poetica intrinseca. Tutti apprezziamo le arie di Figaro, Leporello o Cherubino (Da Ponte/Mozart). Molti conoscono anche quelle di Alceste (de’Calzabigi/Gluck) o della Serva padrona (Federico/Pergolesi); pochi invece – credo – quelle del Socrate Immaginario, dell’Opera Seria o del Prima la musica poi le parole, musicate rispettivamente da Paisiello Gassmann e Salieri. Esse non sono meno argute delle altre, ma evidentemente si sposano con esiti musicali meno eccelsi, e questo fa la loro (s)fortuna.

Stuzzicante è poi fare un salto all’indietro e trovare, nella sezione dedicata al Metastasio, un estratto da Demetrio (II,3):


E’ la fede degli amanti
come l’Araba fenice:
che vi sia, ciascun lo dice;
dove sia, nessun lo sa.
Se tu sai dov’ha ricetto,
dove muore, e torna in vita,
me l’addita, e ti prometto
di serbar la fedeltà.


La nota di commento spiega il mio interesse e il titolo del post.
«…L’aria [1731], divenuta quasi proverbiale, è cantata da Olinto, rivale di Alceste. Fu imitata da Lorenzo Da Ponte nel Così fan tutte [Mozart, 1789-90] (I, I, 50-53: E’ la fede delle femmine | come l’Araba fenice…)».

Nell’esegesi di Carlo Vitali dell’opera di Mozart/Da Ponte acclusa al cofanetto che posseggo (Colin Davis, Philips), si legge tra l’altro:
«…Solo che le virtù propagandate dal Poeta Cesareo [Metastasio] nei suoi drammi eroici sono per così dire virtù di alto bordo – doveri civili e morali di sudditi e regnanti, padri, figli, amici, sposi; onore, fedeltà, clemenza, amor di patria – mentre quelle di da Ponte sono invece le virtù in negativo della prudenza e della tolleranza: il sapere chiudere gli occhi al momento opportuno, il non aspettarsi troppo dalla natura umana (e femminile), il non fare stragi… e alla fine lo sposarsi non per coronare l’amore vincitore di ogni avversità, ma faute de mieux, accettando l’inevitabile.
E del resto l’esplicito riferimento all’aria del Demetrio metastasiano E’ la fede degli amanti ha evidente funzione riduttiva e parodistica, soprattutto se si pensa che il personaggio che là proferiva quei versi (Olinto) è il cattivo di turno, alla fine sconfitto tanto in politica che in amore: viene infatti tradito dalla sua bella Barsene, che si offre – del resto infruttuosamente – al vincitore Alceste [da non confondersi con l’Alceste di Gluck che è donna, l’Alcesti euripidea per intenderci]. Qui invece essi sono messi in bocca a don Alfonso, il vincente… ».

Quindi un Da Ponte giocosamente maschilista, o un più austero Metastasio delle pari opportunità, se volete
Spero che questa divagazione mattutina non abbia avuto l’effetto di precludere moralisticamente ad alcune “militanti” l’ascolto della fantastica opera mozartiana….
E per chiudere il cerchio, a dimostrazione che la fortuna dei poeti-librettisti è data inequivocabilmente dal genio musicale che se ne prende cura, giova ricordare che il libretto di Da Ponte fu verosimilmente offerto prima a Salieri, il quale lo respinse dopo un abbozzo di lavoro perché “impossibile da mettere in musica”!























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Una Risposta

  1. Questo post di piacevole erudizione è davvero interessante, altro che Vespa Bruno e maitresse-à-penser. Se non ricordo male Da Ponte finì la sua vita avventurosamente in America … Ho assistito a un bellissimo Don Giovanni a Vienna, con Samuel Ramey a spadroneggiare la scena (allestita da Zeffirelli, antipatico, ma in questo caso eccellente soprattutto nel finale), poi c’erano (vado a memoria nella trascrizione) il tenore Gosta Wimberg buonanima e il soprano Isokoski; gli altri non li ricordo.

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