molti funghi, pochi …

molti funghi, pochi carciofini….


Luxintenebris mi chiede quale sia la versione che considero “ideale” delle Quattro Stagioni di Vivaldi.
In primo luogo occorre ribadire che una interpretazione solo difficilmente diventa “di riferimento” per comune convincimento e consenso, e questo anche in proporzione al numero delle letture musicali che si susseguono nel tempo.
In questo caso siamo dinanzi ad un ciclo di concerti tra i più eseguiti in assoluto, in cui proliferano non solo i paragoni in termini di tecnica ma anche di prassi, di modalità esecutiva. Decenni fa ferveva acceso il dibattito se fosse meglio eseguirle su strumenti d’epoca o odierni; risolto generalmente il problema a favore della prima accezione esecutiva, oggi il baricentro interpretativo si è spostato per così dire sulla temperatura e direi anche programmaticità esecutiva.
Per temperatura intendo soprattutto la maggior o minore componente virtuosistica sia nel solista che nell’orchestra. Spesso faccio un riferimento per lo più astratto ed atecnico ai concetti nietzschiani di apollineo e dionisiaco, trasportandoli qui dalla tragedia greca. Credo che possano intuitivamente aiutare (e non solo qui ma quasi dappertutto).
Di conserva qui c’è un problema di programmaticità, anche di onomatopea. Le interpretazioni danno più o meno importanza alla funzione illustrativa della musica, qui accentuata non solo dai titoli dei concerti ma anche da quattro sonetti introduttivi (di incerta attribuzione, forse dello stesso Vivaldi.). Molti ensemble danno molto risalto a questo, esasperando molto gli accenti in particolare nella stagione estiva piuttosto che nella celebre “pioggia” invernale (a volte sembra grandine!!).

Quindi è difficile esprimere giudizi definitivi. Più che una critica lineare, con le Quattro Stagioni ci si ritrova a tracciare un sistema di assi cartesiani, con grandezze problematiche e radicalmente considerate.
A questo punto viene il mio giudizio personale.
Intanto, come tutti, ho anche io il problema dell’imprinting. E’ verissimo, e già ne parlai di sfuggita: il primo ascolto ti dà un’impostazione che, se non arriva a precludertene altre, certo richiede molta concentrazione valutativa.
Detto questo, il mio gusto mi fa preferire interpretazioni che, pur nello scintillio solistico, cerchino di mantenere anche una misura ed un senso di omogeneità ed identità formale del concerto, che a volte tende a smarrirsi in favore della “prova d’autore”.
Delle versioni a me più familiari, collocherei dal lato dell’apollineo la versione della Academy of Ancient Music/Christopher Hogwood.
Marcatamente dionisiache sono invece le recenti versioni di L’Europa Galante/Fabio Biondi e dell’Accademia Bizantina/Ottavio Dantone.
Se confronti per esempio Biondi ed Hogwood potresti anche avere il sospetto che si tratti di partiture diverse!

Nel dubbio, ho dato uno sguardo a ciò che molti appassionati di iamc, tutti più versati del sottoscritto, hanno statuito.
Domina la versione di the English Concert/Trevor Pinnock, col bravissimo Simon Standage.
Non conosco così bene questa versione come le altre, ma conosco Standage in Bach per esempio ed è ammirevole la sua multiforme varietà espressiva ma senza mai andare sopra le righe (come appunto nell'”italianissimo” BWV1041). E’certamente una versione più vicina ad Hogwood che all tendenze più recenti.

Ho cercato di rispondere in termini più problematici che assertivi. Di certo non posso sostituirmi alle vostre orecchie ed al vostro gusto personale.
Inoltre vi incoraggio a “sperimentare”, ed a confrontare.
E non scordatevi la componente “live”: in molti casi assistere ad una bella esecuzione dal vivo scalda il cuore molto più di tante perfette registrazioni!
Io per esempio sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla esecuzione di un anno fa ormai dell’Orchestra da Camera Fiorentina del Maestro Lanzetta, con solista Marco Lorenzini. Avendo seguito varie performances pubbliche dell’ensemble, posso dire che quella fu la loro migliore in assoluto.

E con questo è proprio tutto. Buona domenica.


























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7 Risposte

  1. Mio caro bob questo è un bellissimo post, perché didattico e stimolante allo stesso tempo, umile ed essenziale, pregno di amore per la musica come piace a me ( e ora non dire che scrivi per il gentil sesso, sai 😉
    La domanda che ti è stata posta non è delle più semplici, però sì…proporrei un Pinnock che non mi ha mai deluso.
    […ma nel 4^ paragrafo, scrivi ” Di conserva”…?! E’ un errore di stampa, vero? 🙂 ]
    [Una nota te la farei solo all’applicazione dei concetti di dionisiaco e apollineo un po’ dappertutto…mmm mmm…con le dovute eccezioni]
    Grazie bob per quanto stai facendo!

  2. prego Lam … di conserva nel senso di insieme, di pari passo…

  3. Hai dimenticato l’avvertimento fondamentale per i neofiti: stare lontani come la peste dai Solisti Veneti. Pinnock: l’unico suo concerto a cui ho assistito ha incluso il siparietto di Pinnock che abbandona l’orchestra un quarto d’ora per scappare in bagno.

  4. Ti ringrazio tanto anch’io! Spero di non averti messo in difficoltà 🙂 Grazie mille ancora!

  5. difficoltà???Quando il gioco si fa duro…avrà preso il Viagra!!Tont-regular

  6. Paolo: pensa che quando Pinnock era in auge lo si criticava, adesso che la moda si è diretta altrove lo si rimpiange.

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