incontro al dolore …

incontro al dolore


Associo molto spesso la musica classica contemporanea proveniente dai paesi esteuropei alla tristezza.
Forse essa costituisce quella sorta di nenia empatica, quel “rispondere per affinità di stato d’animo” che molto spesso ci torna più gradito rispetto a chi ci scuote e ci intima di reagire.
Una sofferenza pastello.
Tempo fa citai di sfuggita la sinfonia n°3 di Henryk Gorécki. Detta, appunto, “symphony of sorrowful songs”.
Essa esprime alcuni valori programmatici importanti. Adozione della tonalità, recupero di forme classiche o preclassiche (il primo movimento presenta evidentissimo un canone), dilatazione dei movimenti e lentezza dei tempi.
In queste scelte c’è ovviamente una minima componente commerciale (tonalità uguale orecchiabilità), e non è un caso che l’enorme successo di questa sinfonia in Inghilterra sia stato accreditato alla sua massiccia diffusione radiofonica da parte di un’emittente privata. Ma si tratta di una tonalità assai poco “sostanziale”, melodicamente rarefatta, di un materiale sonoro che si sviluppa quasi come grandi, prolungate “nuvole di accordi” da cui fuoriesce, come in un parto acquatico, una cellula tematica davvero elementare: emblematico l’incipit del secondo movimento in la maggiore.
Senza indugiare troppo ed invitando all’ascolto diretto, direi che queste variabili si ritrovano con lo stesso significato anche nella musica di Arvo Pärt, e che dunque il pretesto dei “canti di dolore” contenuti nella sinfonia di Gorécki ed evidenziati dal suo sottotitolo non è che pleonasma di una valenza drammatica già codificata nei caratteri di questa scuola.
Chiudo notando a margine che apprezzo molto la limpida lettura musicale di Yuri Simonov con la Royal Philharmonic Orchestra (1995) e infine che la suddetta sinfonia ha accompagnato le vicende di Emma Thompson in un film che sul dolore pesantemente si impernia, Wit di Mike Nichols.










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2 Risposte

  1. Non mi dimentico di un amico. Troppo colto musicalemente per me…Un abbraccio, Bob. Percival

  2. Con piacere e interesse leggo la recensione di un ascoltatore molto attento e colto. Oso appena di scrivere un commento…
    Ho ascoltato oggi la simfonia, e la mia prima impressione della musica di Gòrecki è una grande nostalgia per la sua partia. Il canone del primo movimento è come il confondersi di motivi popolari della musica “gòralska”, dei montanari. Molto commuovente risulta allora il lamento religioso medioevale delle “calve” montagne (Lysagòra) che segue, un lamento della Madonna sul corpo del Gesù morto.
    Ho avuto l’occasione di visitare quest’anno le montagne Tatry, dove i visitatori possono vedere boschi sacri e posti dei culti pagani precristani, e nello stesso posto dei santuari di pellegrinaggio cristiani. A Lysa gòra, appunto, c’è il santuario della Santa Croce, dove (leggo ora) nel periodo dell’occupazione, i nazisti portavano i prigionieri dalla fronte sovietica. Invece dove sono stata io, a Walbrzychowice, c’era un bellissimo santuario della Madonna. C’è veramente molta profondità e simbolismi in questa musica (sento) e il successo che ha avuto negli anni ’90, forse è dovuta dalla fine delle censure all’arte polacca, che cosi ha potuto liberare tutto il dolore per le perdite prima della guerra, poi del sistema totalitario.

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