cinemurphy detto in…

cinemurphy


detto in epigrafe che deve esserci un ormone che attira buzzurri nei posti accanto – quelli armati di barattoli di popcorn taglia “sfama tutto il Burkina-Faso”, ma tanto quando l’han finito inziano a fare salotto – (da qui il titolo), mi aspettavo che In the cut mettesse in discussione i risultati conseguiti dalla Campion nei suoi precedenti più illustri. Marquant ha ribadito i pregi di fotografia e montaggio, ed ha giustamente individuato uno dei lati deboli nel film nell’assenza di prove interpretative di rilievo. Abbiamo una ex fidanzatina d’America che cerca di fare la figa, ma le frequenti inquadrature ai pol[lo]paccetti la frustrano dall’inizio. Abbiamo un clone di Burt Reynolds ed un’ottima attrice (Jennifer Jason Leigh) relegata a poche battute di valore triviale aggiunto, infine un Kevin Bacon affidabile ma anche lui non ben individuato se non nel ruolo di specchietto per l’allodola-spettatore.
Direi che la Campion però ne esce bene, dato che il film, lungi da essere un mero thriller, è incredibilmente complesso e porta avanti il leitmotiv che almeno in Lezioni di piano e Ritratto di signora sembra essere dominante, cioè quello del corteggiamento e della se-duzione dell’uomo nei confronti della donna. Qui lo fa attraverso una serie di elementi, di variazioni sul tema molto interessanti, di paralleli tra sogni in bianco e nero ed ossessioni omicide, tra abbrutimenti di strada e aneliti al “fidanzamento”. Il tutto dominato dal flow of consciousness di matrice woolfiana che avvolge sogni e vicende della protagonista.
Diciamo che con questo film la regista si depura dagli “abbellimenti in stile Ivory” delle due pellicole precedenti e “volgarizza” i temi che vuole trattare, rendendo più evidente che anche Harvey Keitel e John Malkovich, nei film citati sopra, erano due persone ai margini della moralità e/o della socialità.
Un buon film anche se non sconvolgente.


Credo che alla Aspesi il film non sia piaciuto troppo perché si aspetta che ogni titolo che si occupa di donne sciorini una visione etica della vulva, mentre qui la donna è il lato passivo della se-duzione animaschile e non vuole sottrarvisi. Senza dire che questa sia sempre o necessariamente la realtà, certo ne è un lato che può essere evidenziato, discusso, giudicato. E bastava sentire le uscite delle buzzurre salottiere nei posti accanto per accorgersene.






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3 Risposte

  1. …non ho letto il tuo post (non ancora)…ma volevo darti la buonanotte ;*! e buon inizio settimana

  2. Per il principale problema del film è la sceneggiatura banale. In effetti regia e fotografia lo sorreggono, ma alla fine nulla possono contro la sciattezza della scrittura. Paolo

  3. l’ho trovato un film sgangherato, sciatto nei dialoghi, improponibile nella costruzione narrativa. bocciato, senza possibilità di appello.

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