mistero!

mistero!

 

è la plausibile risposta alla domanda, che spesso mi sono posto, sulle ragioni del sostanziale oblio della cara vecchia Europa nei confronti di Robert Shaw.
Questo grande personaggio – che in madrepatria viene spesso e non a torto accomunato, per carisma meriti interpretativi e divulgativi, al ben più “esportato” Bernstein – ha avuto una carriera straordinaria, culminata in due episodi: la “investitura” da parte di un certo Arturo Toscanini, che lo volle come sodale nei suoi anni “americani” sin dal primo ascolto; la scommessa accettata e vinta negli anni ’70, trasformando un ensemble orchestrale e corale poco più che amatoriale – l’Atlanta Symphony Orchestra & Chorus – in una realtà internazionale, capace di sfavillanti interpretazioni e ben a contatto con la realtà musicale, anche compositiva (ha commissionato l’opera ‘Itaipu’ a Philip Glass).

Fa piacere sapere che la Telarc, casa discografica nota più che altro negli anni ’80 (insieme alla Denon) per la grande qualità fonica, ma a ben vedere molto attenta anche al livello esecutivo (Mackerras, von Dohnanyi, Maazel, Levi, Slatkin tra gli altri), abbia non solo mantenuto in catalogo tutti i cavalli di battaglia del Maestro, ma ne stia anche deprezzando mensilmente un buon numero nella collana “midline classics“.
In ogni caso, dei titoli presenti nella pagina dedicata, quelli non aventi carattere di compilation (American adagios, Absolute heaven ed altre etichettature tipcamente ‘states’) temono ben pochi confronti. Controllo assoluto, pulizia, omogeneità, lirismo espressivo – soprattutto negli elementi corali, ma anche nell’orchestra – sono portati al rango di eccellenza.
Non saprei davvero quale consigliare: gli sconvolgenti Vespri “a cappella” di Rachmaninov sono forse l’esecuzione più osannata dalla critica, e con altrettanto splendore può dirsi dell’etereo Fauré o del granitico Janacek.
Personalmente, sono innamorato del “suo” Requiem di Mozart, a mio parere senza pari in disco. Una resa scura ma compassionevole, che si illumina fiocamente nel “Lacrimosa” e nell’ “Hostias”. Allo schiudersi di questa lirica sublime si adattano perfettamente le parole del conte Ugolino: “e se non piangi, di che pianger suoli?”…

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Una Risposta

  1. Vacanza finita, Bob. Un abbraccio. Percival

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