La sottile linea rossa

Messaggio promozionale, ma troppo meritorio per non figurare quivi

 

Ci sono voluti dieci anni a Terrence Malick per trasformare La sottile linea rossa dallo stadio di progetto a quello di film. Ma raramente il tempo è stato speso così bene: il film che i lettori del Corriere della Sera troveranno domani allegato al quotidiano, al prezzo di soli 3,5 euro, è un capolavoro. Assoluto.
Altro probabilmente non ci si poteva aspettare da un regista che in trent’anni di carriera ha fatto solo tre film (La rabbia giovane nel 1973, I pascoli del cielo nel 1978 e, appunto, La sottile linea rossa nel 1998), ogni volta capace di appassionare lo spettatore e insieme di interrogarlo e farlo riflettere.
Per la sua terza (e fino a oggi, ultima) regia, Malick ha scelto il romanzo di James Jones sulla battaglia di Guadalcanal tra americani e giapponesi nel 1942: un film di guerra, dunque, ma soprattutto un film ‘sulla’ guerra, sulla sua violenza e sulla sua follia, sulla paura e sul coraggio, sull’eroismo e sull’amicizia, sulla sfuggente bellezza della natura e l’orrore del sangue.
Per farlo, Malick ha privilegiato un andamento corale: alcuni personaggi sembrano emergere sugli altri, come il soldato Witt (interpretato da Jim Caviezel) che prima fugge tra i melanesiani poi torna a combattere; o come il capitano Stratos (Elias Koteas) che cerca di difendere i propri commilitoni dalle deliranti ambizioni del colonnello Tall (Nick Nolte). Ma è proprio nell’inseguirsi e intrecciarsi di tante ‘piccole’ parti (interpretate da un cast di grandi star che hanno accettato di dire anche una sola battuta pur di entrare nel film, da John Travolta a George Clooney, da Sean Penn ad Adrien Brody) che si capisce il senso di questo film, come nessuno capace di restituire la follia e l’angoscia della guerra.

Paolo Mereghetti (sul Corriere di oggi)

glossa bobregular: uno dei miei cinque film da salvare. E che giunge in edicola a conferma della mia teoria per cui libri dischi e film stanno lì, fintamente inerti, e decidono loro il momento più opportuno per farsi leggere, vedere, ascoltare, gustare. Niente di più opportuno che la visione di questo capolavoro per riflettere sui tragici fatti recenti.

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