dei massimi sistemi

due persone che dovrebbero aprire un blog sono Enzo Siciliano ed Enzo Biagi. Entrambi amati od odiati, entrambi grandi narratori di storie.
In effetti basterebbe che incaricassero un amanuense di trascrivere in rete i loro interventi sul Venerdì e L’Espresso. Sono già strutturati in maniera blogghistica, per così dire.
Sono gli autori i cui scritti brevi, all’atto della consumazione, mi restituiscono maggiormente l’idea di trasmissione, di storia, di cultura, di assimilazione.

Oggi, per la verità, non mi sono particolarmente esaltato con la Nota Personale (pag.175) dedicata a Bernstein.
Io sono un bernsteiniano sfegatato, e mi disturba un po’ il fatto che, nel triangolo virtuoso in cui può riassumersi la cifra artistica del grande Lenny, si trascuri sempre l’ipotenusa in favore dei due cateti.
A mio personale modo di vedere i due lati ‘corti’ sono il Bernstein compositore ed il Bernstein personaggio di spirito, l’ipotenusa è data dal direttore d’orchestra.
E l’articolo di Siciliano non fa certo eccezione. Come non hanno fatto eccezione neppure le dichiarazioni ed i coccodrilli a dipartita ancora recente.
Bernstein è stato un grandissimo direttore. Nella lettura, non solo nel gesto o nel carisma verso il pubblico. Si può discutere se il miglior Mahler sia il suo o quello di Bruno Walter, ma di certo nessuno negli ultimi decenni ce lo ha reso in maniera così scintillante, senza trascurarne il dato problematico e la valenza anticipatrice.
Forse la sinfonia numero 6 (Berg disse che quella di Mahler era addirittura “la vera sesta“, preferendola alla Pastorale – occhio anche alla lettura che ne compie Pierre Boulez, per inciso), ma ancor più la 7a e l’8a, monumentale nella portata esecutiva, rendono l’idea del suo stile. Non vanno trascurate nemmeno le altre, e penso al perfetto amalgama delle masse strumentali nelle sinfonie più intimiste.
Un simile discorso di assolutezza va fatto per le partiture sinfoniche di Stravinskij, Sostakovic, Sibelius, Beethoven (“Fidelio” soprattutto), Schumann.
Menzione anche per la Quarta sinfonia di Brahms, che mi riporta sensitivamente – soprattutto nella coda del primo movimento – alla frase di Eduard Hanslick, critico dell’epoca: “per tutta la durata del pezzo ho avuto la sensazione di essere percosso da due persone spaventosamente intelligenti“.
Ed infine una sfida wagneriana, un Tristano ed Isotta dilatato all’eccesso, 5 cd contro i 3 classici ed i 4 di Carlos Kleiber. Un sortilegio, una dicotomia di amore e morte che non ammette comprimari, realtà o tempo esterni. Come la vicenda di Aschenbach a Venezia.
Vorrei che si parlasse più di questo, senza ovviamente trascurare la produzione musicale. Né l’uomo, il cui approccio pervasivo può essere sintetizzato nella bonaria esortazione (pronunciata in italiano) rivolta agli orchestrali durante una sua lezione a Santa Cecilia: “Ciakoskizzatevi!

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