Una giornata importante

Se ne sta lì, sul letto, abbandonata. La melodia che ha, indelebile, in testa, e di cui ignora il nome, assomiglia, assomiglia e basta a quella che già da venti minuti il mio stereo disperde per la stanza. Stesso coinvolgente virtuosismo del violino, ma diverso incedere. Due tessere di un puzzle che proprio non riescono a combaciare

Eppure sembrava questo… Fastidio…

Quand’ecco il vivace allegro conclusivo smorzarsi, di punto in bianco, in moderato. E l’ossessiva cadenza sciogliersi in un canto desolato.

È il segnale inatteso.
Vedo il suo corpo destarsi nella commozione. Un attimo, prima che l’adrenalina entri in circolo e la camera si trasformi in ballet stage.

Action! la mente dipana dal letargo la sequenza dei passi; la figura – magnifica meccanica sensuale perfetta grazia – la plasma e la dipinge nello spazio.

Adombrati di austera regalità, i suoi occhi mi sorpassano, perforano – mi trovo a non essere che corpulenta aria, trasparente suppellettile lungo la strada verso i propri sogni. Torno involontariamente ad esistere quando, per non farla smettere, premo il pulsante del repeat. Mi vergogno davanti a te!… Ok. Faccio finta di uscire. Maldestramente, spio. Mi vede quasi subito, ma poi si abitua alla mia (non) presenza.

È meravigliosa. Soprattutto, è lei.

È quella brace che un soffio di vento ha liberato della troppa cenere, ravvivandola.

Due giorni dopo, decide di far ritorno laddove tutto si era immotivatamente interrotto.
– Sai, passo dalla scuola di danza: con la scusa di salutarli, dico loro che vorrei ricominciare. Magari piano piano – c’è lo studio…
Poi, parole dolci.  – 
È merito tuo…
Forse – per quanta parte può avere un refolo di vento. Il resto viene da te.

Ah, bentornata – rooftop action!

[Rooftop action è una figurazione obbligatoria del Prix de Lausanne di danza classica, ideata dal coreografo svizzero Pierre Wyss.
La musica è la Coda del terzo movimento del Concerto per violino di Philip Glass (che fortunatamente avevo nello scaffale).]

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Adesso passiamo dallo svolazzare alla parte a me più confacente, che è appunto quella di parlarvi del concerto e del cd che lo contiene. La espongo velocemente.
Il concerto di Glass appartiene ad una fase recente, e ciò potrebbe indurre ad argomentare la minore freschezza di idee – in particolare, un radicale modo di concepire la scrittura musicale, più ostinato nella ripetitività e meno attento alla dinamicità (il famoso passare da A a B per mutazioni impercettibili che contraddistingue la composizione di Glass negli anni 70).
In questo caso bisogna dire che siamo di fronte ad un eccellente lavoro.
La frase violinistica, pur ripetitiva, è estremamente espressiva e virtuosistica. L’orchestra è inusitatamente ricca di colore, ed accompagna il solista prima con sobrietà, poi con lirismo, poi – nell’ultimo movimento – con un’allegria di rondò quasi spagnoleggiante, briosa – prima della Coda struggente di cui si è occupata la mia Incredibimba più sopra.
Si tratta di una mirabile composizione in cui lo sperimentalismo segna molto il passo, in favore di una maggior semplicità del discorso che però non sfocia in banalità, anche grazie all’ispirata esecuzione di Gidon Kremer: senza dubbio il più grande violinista dei nostri tempi, per saper unire tecnica cristallina e costante attenzione/partecipazione al panorama musicale.
Il cd presenta anche il concerto di Rorem e la Serenata di Bernstein. Molto suggestivo il primo, pervaso di serialità ma anche di piena e cantabile tonalità, a testimonianza del carattere eclettico di gran parte della “scuola americana” (Barber, Ives, etc.). Più in stile, ma ricca di autentici “sesti gradi” per il violinista, la seconda.

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