Domandona

Domandona

 

giorni fa un anoninmo internauta è pervenuto a questo blog formulando a google un quesito non da poco: quinta di beethoven cosa esprime
Gasp!
la domanda andrebbe esaminata sotto vari aspetti, il più generale essendo quello della liceità del significato, dell’interpretazione oggettiva, del messaggio. Qualche anno addietro ebbi a scrivere, in una fantomatica introduzione ad un fantomatico libro di poesia: la poesia dev’essere un neonato maggiorenne, una figlia che, appena nata, sfugga ai nostri consigli di genitore occasionale e si conceda anima e corpo al primo arrivato, il lettore.
Intendevo dire appunto che la percezione è un fatto assolutamente soggettivo, e che nessun artista ha il diritto di indirizzare la percezione del proprio prodotto.
Ma torniamo al Ludwig Van.
1808. Due dioscuri: quinta e pastorale. Tempesta e calma serafica. Con qualche episodio dell’altra all’interno di ciascuna.
La quinta. Muss es sein? / Es muss sein, “deve essere? deve essere!”, anticipando l’ultimo Beethoven del grande quartetto per archi.
Siamo salutati dal cupo “bussare del destino”, secondo l’agiografia tradizionale: ci addentriamo soprattutto in una maestria nel plasmare lo sviluppo dei temi che non ha precedenti; passiamo agevoli e disimpegnati sul tempo lento ed arriviamo ad un altro climax di tragicità con lo scherzo, molto affine al primo movimento. Eccolo trasmutare nel finale, senza interruzioni: ecco che l’oscurità del cielo si squarcia in un peana, in un laico inno al sole, anche questo maestoso ma ritenuto, forte ma non fragoroso.
Ciò mi (sottolineato) esprime la quinta.
E quale quinta??? Tra gli altissimi esiti interpretativi di molti superbi direttori (Furtwängler, Karajan, Carlos Kleiber), è difficile scindere, rinunciare al binomio Beethoven-Bernstein. Binomio della fratellanza universale, laica ed emozionale: seid umschlungen, millionen!!! Vi abbraccio, moltitudini!!!
Potete scegliere tra il Bernstein “Wiener” (peraltro solo in cofanetto integrale, anche se a medio prezzo), dal suono più carico e dall’esegesi più attenta, e quello newyorkese, più asciutto e primordiale, ferale. Sarà comunque un grande acquisto.

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