Solo ieri Repubblica ha scritto sul Requiem di domenica scorsa con un commento di Gregorio Moppi (cronaca di Firenze).
Titolo: Lanzetta e un “Requiem” prudente
Alcuni stralci: Il direttore Lanzetta… all’incisività espressiva preferisce piuttosto prudenti stacchi di tempo e una colorazione genericamente costernata. Canta al meglio il coro. Più che soddisfacente la prova di tutti e quattro i solisti.
Insomma: un giudizio di non eccellenza simile al mio, ma con un solo responsabile, quando io avevo parlato di buona esecuzione, non giudicandola eccellente per qualche caduta di tono da parte di tutti.
Mi limito a dissentire sul postulato di incompatibilità tra incisività espressiva e tempi prudenti (alcuni tempi sono stati lentissimi, come l’Hostias, e sono risultati bellissimi – delle due l’una: se prudenti vuol dire più lenti del normale, faccio le mie riserve; se significa né troppo mossi né troppo lenti, allora devo dire che non è stato così, specie per i tempi mossi che sono stati vorticosamente accelerati).
E dissento anche sul demerito di un’interpretazione costernata. Il Requiem di Mozart è una meditazione sulla morte, ovviamente, ed a carattere profondamente non lirico, al di là delle belle parti solistiche. Certo non può essere una macarena. Ma neppure – come molti vorrebbero – può essere interpretato come ad esempio quello di Verdi, con una grande verve lirica e strumentale. E’ un’opera introversa.

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