Wolfgang Amadeus Mozart
Requiem K.626 per soli coro e orchestra
Caterina Maria di Tindari, soprano; Mya Fracassini, mezzosoprano
Leonardo de Lisi, tenore; Paolo Pecchioli, basso.
Coro Harmonia Cantata diretto da G.Battista Varoli
Orchestra da Camera Fiorentina diretta da Giuseppe Lanzetta

Firenze, Chiesa di S.Stefano al Ponte Vecchio, domenica 23 Marzo, ore 21

Si è aperta domenica sera, nella chiesa di S.Stefano al Ponte Vecchio, la 23a Stagione Concertistica dell’Orchestra da Camera Fiorentina, con un programma annuale che, accanto al repertorio tradizionale, presterà notevole attenzione anche alla musica contemporanea.
La scelta per l’esordio è caduta sul celeberrimo Requiem K.626 di Wolfgang Amadeus Mozart, sottoposto all’autorevole bacchetta del Maestro Giuseppe Lanzetta – fondatore e direttore stabile dell’Orchestra – con l’apporto dei solisti e del Coro Harmonia Cantata del Maestro Giovan Battista Varoli. L’esecuzione del capolavoro mozartiano è stata opportunamente dedicata alla memoria del grande mezzosoprano Fedora Barbieri, recentemente scomparso, nonché «alle vittime di quest’assurda guerra» in Iraq.
Interpretare il Requiem implica una continua ricerca di equilibri, sia nel rapporto tra orchestra e voci, sia nella coesione interna delle varie parti, con una scrittura dialetticamente e meravigliosamente sospesa tra urgenza espressiva e rigore formale. La lettura di Lanzetta imbocca la strada di un accentuato lirismo, ampliando la durata dei tempi lenti (bellissimo ed accorato l’Hostias) e contraendo, forse oltremodo in alcuni punti, i più mossi (Dies Irae, Confutatis). Quanto all’omogeneità tra strumentisti, solisti e coro, notevole in tal senso è la misurata resa dell’Introitus (Requiem Aeternam, Kyrie) e, simmetricamente, del Lux Aeterna. Se la Sequentia ci risulta più discorde, l’impressione generale è che la “macchina esecutiva” condotta da Lanzetta giunga alla miglior carburazione nella seconda parte, dal Domine Jesu in poi. Ciò vale anche per i cantanti, con una menzione per il soprano Caterina Maria Di Tindari e il basso Paolo Pecchioli. Discorso a sé per il coro, vero ago della bilancia dell’intera partitura: al di là di qualche sfasamento negli attacchi, esso appare molto a suo agio nei forte e nelle sezioni contrappuntistiche (Kyrie, Quam Olim Abrahae), un po’ meno in quelle che richiedono una vocalità più controllata o rarefatta (Rex tremendae, Lacrimosa, Voca Me).
Il giudizio sulla performance domenicale è quindi nel complesso positivo, ma con qualche intoppo sulla via dell’eccellenza. Peraltro, il risultato esecutivo ottenuto nel confrontarsi con quella che viene da sempre considerata la parte meno nobile del Requiem (per il pesante apporto dell’allievo di Mozart, Süssmayr), costituisce certo una nota di merito.
Buoni anche affluenza e gradimento del pubblico.

© Il Corriere di Firenze – 25/03/03 – pagina 39 – tutti i diritti riservati

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