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Sopravvalutazione
Viviamo in un tempo in cui la comunicazione è preponderante sul contenuto. Importa sempre meno ciò che si dice, importa sempre più quanta forza si impieghi nel dirlo e quante persone il nostro messaggio riesca a raggiungere.
Mi è capitato di fronteggiare aspramente un giovane affermato narratore che è riuscito, impresa non da poco, ad infilare tre sproloqui e mezzo in poche righe, più o meno in questo modo: «Mozart è uno dei musicisti più sopravvalutati della storia [#1 – devo commentare? Giò stai calma]; salvo solo le sonate per pianoforte [#2 – corpus a mio giudizio creativamente subordinato nell’opera omnia del sommo WAM] che solo Glenn Gould, il più grande pianista del novecento [#3 – amo Glenn, ma a mio avviso almeno Richter e Horowitz - vissuti a lungo, felicemente per loro e purtroppo per gli idolatri del mauditismo - lo sopravanzano di tre spanne], seppe rendere nella loro tragicità [#3/2; – esiste il tragico nelle sonate mozartiane? a me sembra solo nella qui malcerta interpretazione di Gould, che purtroppo le espone come se fossero una toccata di Sweelinck]».
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Ovvietà funebri
Ovviamente molto dipende dalla versione che si ascolta. Sapete tutti che per me HvK è il re Mida della musica: questo è uno dei pochissimi casi (1947, coi Wiener) in cui la superficie non ha reagito. Monopolizzata – si può ormai dire “pollinianamente” – dall’aspetto granitico del dolore, senza la capacità di saper squarciare le nubi.
Ma ascoltate invece la versione della Staatskapelle diretta da Schreier (1988), assaporatene la sincopata leggerezza e quel dolceamaro da cui Brahms non può non avere attinto…
the Vienna years
l’Adagio (e fuga) K.546 di Mozart, eseguito a tutta orchestra nel marzo 1947 dai Wiener Philharmoniker diretti da Karajan ha un impatto drammatico spettacolare, pienamente romantico nonostante la matrice "bachiana" della composizione. Alla faccia dei filologi ad ogni costo, vorrei dire.
Ma non lo dico. Rifletto, piuttosto su come una parte rilevante del magistero del nostro Herbie sia quella di svelare sonorità (coerenti con la sua parabola creativa ma) non strettamente sottese allo stile del compositore preso in esame, anticipatrici o meno che esse siano. Vedasi anche la resa del Preludio di Aida del 1959, quella con la Tebaldi: «Karajan – scrive Giuseppe Rossi in una sua nota discografica – esalta proprio le deviazioni della partitura dalla tradizione melodrammatica italiana sottolineando lo sfarzo della dimensione spettacolare e allo stesso tempo la sensualità di una ricercatezza timbrica che si lega ai modelli dell’opera francese e tedesca».
In un impeto di generosità, vi elargisco entrambi gli ascolti qui sotto, in ordine di apparizione.
Anni gloriosi per la storia dell’interpretazione.
SSSS (Seiji’s symphonic+sacred side)
dopo l’elektro-choc della scorsa settimana, ho agganciato online una bella galleriuzza per la serata di ieri e, pur con un po’ di stanchezza indosso, mi son recato al concerto sinfonico+sacro del nostro beniamino.Poco da dire, un’ottima interpretazione, applauditissima e appagante. Come amavo scrivere in cartaceo: appena appena qualche intoppo sulla via dell’eccellenza.