direktan koncerta Riccarda Mutija

oggi è il giorno del concerto del Maggio a Sarajevo per “Le vie dell’amicizia”. Esso sarà trasmesso in diretta radiofonica da RadioTre (ore 21), per poi venirci riproposto in differita televisiva il giorno 30 (raiuno).

Ho assitito alla generale di sabato mattina e, per il poco che si può dire in presenza di una prova aperta, ho avvertito in Brahms un forte contenimento delle dinamiche, mentre il Ludwig “eroico” di Muti è nello standard delle sue prove discografiche e darà una maggiore scossa all’audience.

Mehtoven

chi trova un amico trova un tesoro, e devo dire che musicalmente parlando ho potuto sperimentare tutto ciò ieri l’altra sera quando, approfittando della benevolenza di un abituale frequentatore di questi lidi, ho acciuffato al volo un biglietto per la seconda serata Beethoven/Buchbinder/Mehta, che inizialmente avevo trascurato in favore di altri eventi di là da venire. Mi sarei così perso una serata di pregio, per merito soprattutto dell’orchestra del MMF la quale, e lo dico senza esaltazioni del momento, ha suonato con una verve e perfezione tecnica che da tempo le mie un po’ altezzose orecchie non le avallavano.
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colpi del destino

dopo una Quinta di LvB parecchio piacevole, in cui I Solisti Fiorentini non si sono risparmiati ed hanno messo in risalto appieno la tensione drammatica, maturo l’idea che sia una sinfonia massimamente rivolta agli occhi oltre che alle orecchie. Focalizzare il continuo rincorrersi degli archi, il vigoroso basso, l’estrema funzionalità del tutto, ben restituita dall’orchestra guidata da Giovanni Fornasieri, è stato un godimento nel godimento.

Sopravvalutazione

Viviamo in un tempo in cui la comunicazione è preponderante sul contenuto. Importa sempre meno ciò che si dice, importa sempre più quanta forza si impieghi nel dirlo e quante persone il nostro messaggio riesca a raggiungere.
Mi è capitato di fronteggiare aspramente un giovane affermato narratore che è riuscito, impresa non da poco, ad infilare tre sproloqui e mezzo in poche righe, più o meno in questo modo: «Mozart è uno dei musicisti più sopravvalutati della storia [#1 – devo commentare? Giò stai calma]; salvo solo le sonate per pianoforte [#2 – corpus a mio giudizio creativamente subordinato nell’opera omnia del sommo WAM] che solo Glenn Gould, il più grande pianista del novecento [#3 – amo Glenn, ma a mio avviso almeno Richter e Horowitz - vissuti a lungo, felicemente per loro e purtroppo per gli idolatri del mauditismo - lo sopravanzano di tre spanne], seppe rendere nella loro tragicità [#3/2; – esiste il tragico nelle sonate mozartiane? a me sembra solo nella qui malcerta interpretazione di Gould, che purtroppo le espone come se fossero una toccata di Sweelinck]».
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Cha[nt]illy

il direttore di gran classe e l’orchestra di levatura si riconoscono già in poche battute dell’ouverture Coriolano – un bignè (per restare sul titolo, smile), o meglio una gemma da ricordare, in cui ogni nota sembra dinamicamente meditata da Chailly in rapporto al contesto generale, e l’orchestra ragginge livelli di precisione e sincrono nell’accentazione raramente riscontrati in altre compagini, compresa quella di casa. Non è estranea all’ottima filigrana sonora, a mio avviso, la circostanza per cui i contrabbassi sono collocati “operisticamente” dietro i primi violini, a differenza della usuale disposizione destrorsa.
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Maestro antiruggine

sabato sera al Comunale si è avuta la comprensione dell’apporto che Riccardo Muti, quando vuole, sa fornire alla Musica. Egli è un Maestro che investe la grandissima parte della sua energia in una attività che non è di mera interpretazione, ma – si direbbe – di garanzia. Il suo interesse verte spesso verso lavori caduti nell’oblio, spostàti in seconda fila, trascurati in sede critica ed esecutiva. Il risultato è legato naturalmente alla qualità intrinseca dei brani proposti: non sempre chi scrive è stato d’accordo con quanto il Maestro ha voluto proporre – glissando sull’Europa scaligera, sentita solo per radio, la Messa Estherázy ascoltata nel 2005 mi lasciò freddino.
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Équipe 80

L’orchestra del Maggio, doverosamente guidata da Zubin Mehta, ha da un centinaio di minuti concluso il concerto celebrativo del suo 80° compleanno. Lo ha fatto con 7 mesi di anticipo rispetto alla data ufficiale (9 dicembre): volendo, come ha sottolineato il Sovrintendente Giambrone, festeggiare nell’ambito del “suo” Festival onomastico.
Mi ci sono buttato all’ultimo tuffo.
La serata, in cui l’orchestra è stata insignita del Fiorino d’oro da parte del Sindaco, ha visto un bel programma sinfonico, che altro non era che quello proposto 80 anni fa da Vittorio Gui: un concerto grosso di Corelli (il secondo dell’opera 6: stuzzicante vedere Mehta dirigere una piccola orchestra), poi la Settima di Beethoven, le Fontane di Roma di Respighi, i due Nocturnes senza coro di Debussy, l’ouverture del Tannhäuser. Leggi l’articolo completo