Ovvietà funebri

vista la penuria di diffusione della grande Musica, non voglio sottrarmi agli osanna tributati a Maurizio Pollini in occasione della sua ri-uscita televisiva in primetime (della precedente parlai qui) chez Fazio: sarebbe stupido come sparare su un rinoceronte bianco perché non vede bene da un occhio. Dico solo che asserire sbrigativamente che la Musica funebre massonica (k.477/479a) di WAM è pezzo «di tragicità incredibile, addirittura più cupo della Marcia Funebre dell’Eroica» significa trascurarne quel carattere malinconico, a volte leggero e, dopotutto, sereno come un tramonto, che erompe lungo distinti momenti della partitura. Questo splendido brano mi fa sempre pensare ai funerailles d’oltreoceano: strazio mattutino e rinfresco pomeridiano.
Ovviamente molto dipende dalla versione che si ascolta. Sapete tutti che per me HvK è il re Mida della musica: questo è uno dei pochissimi casi (1947, coi Wiener) in cui la superficie non ha reagito. Monopolizzata – si può ormai dire “pollinianamente” – dall’aspetto granitico del dolore, senza la capacità di saper squarciare le nubi.
Ma ascoltate invece la versione della Staatskapelle diretta da Schreier (1988), assaporatene la sincopata leggerezza e quel dolceamaro da cui Brahms non può non avere attinto…


the Vienna years

l’Adagio (e fuga) K.546 di Mozart, eseguito a tutta orchestra nel marzo 1947 dai Wiener Philharmoniker diretti da Karajan ha un impatto drammatico spettacolare, pienamente romantico nonostante la matrice "bachiana" della composizione. Alla faccia dei filologi ad ogni costo, vorrei dire.

Ma non lo dico. Rifletto, piuttosto su come una parte rilevante del magistero del nostro Herbie sia quella di svelare sonorità (coerenti con la sua parabola creativa ma) non strettamente sottese allo stile del compositore preso in esame, anticipatrici o meno che esse siano. Vedasi anche la resa del Preludio di Aida del 1959, quella con la Tebaldi: «Karajan – scrive Giuseppe Rossi in una sua nota discografica – esalta proprio le deviazioni della partitura dalla tradizione melodrammatica italiana sottolineando lo sfarzo della dimensione spettacolare e allo stesso tempo la sensualità di una ricercatezza timbrica che si lega ai modelli dell’opera francese e tedesca».
In un impeto di generosità, vi elargisco entrambi gli ascolti qui sotto, in ordine di apparizione.
Anni gloriosi per la storia dell’interpretazione.



heyday Herbie

in un mordi e fuggi presso Fenice, ho acquistato il cd Bartók+HvK di cui vedete il frontespizio: quando Bartók Bela, io Corsi!
Era tanto che non mi lasciavo incantare a tal punto da verve orchestrale e qualità sonora (ed il cd è monofonico!). La vitalità della Philharmonia Orchestra – ora fresca e fiera, ora lacerante – è sensazionale, dalla prima traccia all’ultima. Soprattutto per un’orchestra nata 4 anni prima!
Alcuni movimenti, come il famoso Adagio della Musica per archi percussione e celesta – utilizzato in Shining -, o il finale del Concerto per Orchestra (partitura di mostruosa difficoltà tecnica), lasciano sbalorditi. Leggi l’articolo completo