Mit (keinem) lautem Gesang

La Creazione di ieri l’altro non mi è piaciuta quasi per niente. Salvo solo il Coro, lo sforzo di alcuni cantanti (una pulita Julia Sophie Wagner, un espressivamente volenteroso Markus Marquardt), l’assoluta correttezza esecutiva dei difficili fugati (questo non è poco in effetti) e il gradevole gran duo di Adamo ed Eva nella terza parte. Per contro, più d’una discronia dell’orchestra e soprattutto un Rilling che forse ha  preso troppo sul serio le rampogne di Berlioz (1859) sulla programmatica “ingenuità” della partitura, e tenta di rimuoverle freudianamente con una rarefazione dinamica che però la cristallizza ed appiattisce. Mi è venuto in mente con una certa nostalgia il “suonatelo come fosse Brahms” del Muti haydniano di tre anni or sono…

Maestro antiruggine

sabato sera al Comunale si è avuta la comprensione dell’apporto che Riccardo Muti, quando vuole, sa fornire alla Musica. Egli è un Maestro che investe la grandissima parte della sua energia in una attività che non è di mera interpretazione, ma – si direbbe – di garanzia. Il suo interesse verte spesso verso lavori caduti nell’oblio, spostàti in seconda fila, trascurati in sede critica ed esecutiva. Il risultato è legato naturalmente alla qualità intrinseca dei brani proposti: non sempre chi scrive è stato d’accordo con quanto il Maestro ha voluto proporre – glissando sull’Europa scaligera, sentita solo per radio, la Messa Estherázy ascoltata nel 2005 mi lasciò freddino.
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sf*ga e contromisure

Ai superstiziosi dico subito di non scappare a gambe levate da questo scabrosissimo post, perché ho pronto un suggerimento.Insomma, domani l’altro, con la prova generale pomeridiana, apre al pubblico l’allestimento fiorentino dell’OVI (Opera Verdiana Innominabile), spesso indicata con giri di parole “l’opera verdiana che debuttò a San Pietroburgo” o con assonanze lasciate alla fantasia di ognuno. Io me ne sono coniate tre: vegetariana (“la verza nel cestino”), sartoriale (“la forma del vestito”), liceal-softcore (“la porca del festino”, ovviamente di mia preferenza).
In realtà ero partito con le migliori intenzioni di non curarmi di questo tabù; ma alla prima (ed ultima), timida sortita del nome vietato fronte a qualche musicista, mi hanno fatto pentire di essere nato!
Inutile dire che, oltre al nome, anche l’opera in sé induce molti ad un’inveterata tensione anticipatoria del peggio.
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