Baum ohne Schatten

Due sabati consecutivi "senz’ombra".
Dopo le complesse e alla fine festanti evoluzioni targate Strauss/Hofmannstahl, si cambia completamente registro.
Qui l’ombra manca perché l’albero che produce la castagna boliviana – denominazione commercialmente trasfusa nel più fashionable "noce brasiliana" – ha foglie corte e altissime, dunque non offre ristoro ai lavoratori. Anche questa piccola dignità corporea – oltre all’ombra lunga del ricordo – sembra negata ai campesinos del Pando, evocati nel magnifico assolo di César Brie, Albero senza ombra, cui ho potuto assistere (nell’ultima data) lo scorso weekend all’Istituto Francese, nell’ambito di Fabbrica Europa. Brie era presente anche l’anno scorso, col Teatro de Los Andes e la rilettura omerica; stavolta torna in prima persona con una produzione di Pontedera Teatro.
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grazie agl’inganni tuoi

giovedì sera, puntuale come ogni anno, l’incontro alla Pergola con Glauco Mauri e Roberto Sturno, questa volta impegnati ne L’inganno (Sleuth) di Shaffer. Avevo visionato tempo fa la pellicola di Branagh con Michael Caine e Jude Law, ma si tratta di due adattamenti molto diversi – e infatti (e lo ignoravo fino a oggi) quello cinematografico passava per la riscrittura di Harold Pinter. Leggi l’articolo completo

prove d’attore

La mia stagione 2008/09 di spettatore è iniziata giovedì scorso con Glauco Mauri e Roberto Sturno, impegnati alla Pergola ne Il vangelo secondo Pilato del francese Éric Emmanuel Schmitt.
Dopo “i fasti del Faust” invernale, in cui uno dei punti di forza era la perfetta interscambiabilità del ruolo di protagonista, i due mostri sacri della prosa si presentano agli appassionati con un testo che, proprio all’opposto, è nettamente bipartito. L’intervallo separa il monologo del Cristo-Mauri (o più precisamente de l’uomo che racconta/impersona Cristo) nell’orto degli ulivi, dal quasi-monologo (c’è anche il bravo Marco Bianchi nella parte dello scrivano) di Pilato-Sturno  alle prese con la notizia della resurrezione che prorompe nella sua coscienza e finanche nella sua vita personale. I due attori non si incontrano mai in scena e ciascuno signoreggia il palcoscenico per quasi un’ora, dando prova – non c’era alcun dubbio su questo – di tecnica eccelsa.
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La bénédiction de Faust

Adattare per il palcoscenico un capolavoro di 12111 versi fa veramente paura… Ma in una società così avara di poesia e di umanità, un uomo di teatro deve assumersi la responsabilità di raccontare quei capolavori del passato che ci regalano meravigliose e sorprendenti fonti di meditazione sull’oggi e anche sul nostro domani.
Così Glauco Mauri, nelle note di sala. Cosa è Mauri per questo Faust?

Mauri ne è interprete con Roberto Sturno, e i due rappresentano niente di meno della perfezione tecnica: mai un calo di voce, mai una intonazione inappropriata a ciò che si esprime o si suggerisce, mai una titubanza lungo la monumentale densità dell’opera (e a maggior ragione della sua riduzione). Leggi l’articolo completo

Romolo al bagaglino

avevo buone aspettative per Romolo il Grande cui ho assistito ieri. Esse sono andate deluse, anzi mi hanno fatto sorgere alcuni interrogativi sulla situazione artistica.

Per chi non lo avesse letto, il testo teatrale di Dürrenmatt, che giudico – nonostante i suoi 58 anni – attualissimo e straordinario, è dotato di quel sottile equilibrio tra gusto ed ironia che rende possibile il sorriso e la risata intelligente e riflessiva, senza dover ricorrere ad alcuna forzatura.

Non così evidentemente per il quotato regista Roberto Guicciardini, che ha sentito la necessità di trasformare i personaggi gravitanti attorno all’imperatore in rozze caricature, introducendo espedienti cabarettistici di bassa lega: a volte vecchi come il cucco (il de gustibus non di-sputandum; oppure la fantozziana alterazione di nomi comuni o propri: sono arrivati i marzian.. i germani); altre volte addirittura latentemente xenofobi come il salamelecco dell’imperatore d’oriente.

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